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TRATTAMENTI OTI E SUBACQUEA:

Spesso si legge sia su riviste cartacee che on-line dei trattamenti iperbarici, spesso ignorando però cosa avviene durante tali trattamenti ed i benefici che ne derivano.
Qui di seguito abbiamo raccolto una serie di domande che vi aiutaranno a capire meglio di cosa si tratta e come si lega al "Sesto Continete".
Quale è il principio su cui si fonda la OTI?
L'efficacia dell' OTI (Ossigeno Terapia Iperbarica) si basa su di un principio comune: l'ossigeno viene trasportato ai tessuti ed alle cellule dall'emoglobina del sangue.
In condizioni normali, quando si respira aria atmosferica, l'emoglobina è satura di ossigeno quasi al 100%.
Traumi, lesioni o malattie, però, possono alterare questo processo, privando i tessuti e le cellule - in tutto o in parte - del necessario apporto di ossigeno.
In tali circostanze, la pressione atmosferica non è sufficiente a forzare quantità sufficienti di ossigeno nel sangue e nei tessuti. Anche se l'emoglobina non può assorbire molto più ossigeno che in condizioni normali, l'uso di OTI satura di ossigeno il plasma, cioè la parte liquida del sangue, aumentando grandemente l'apporto di ossigeno ai tessuti ed alle cellule.
Aumentando la pressione ambiente fino a tre volte, si provoca la soluzione di ossigeno nel plasma fino a concentrazioni di 10 - 15 volte superiori al normale, con il risultato di una maggior concentrazione di ossigeno nei tessuti.
Oltre ad iperossigenare il sangue, la maggior ossigenazione dei tessuti rafforza grandemente la capacità dell'organismo di uccidere i batteri patogeni e di combattere certe infezioni.
Riduce, inoltre, l'edema dei tessuti (accumulo di liquidi) attraverso la vasocostrizione ed aiuta la deposizione di nuovo tessuto connettivo per la riparazione delle ferite.
Come funziona l'OTI per la cura degli incidenti subacquei?
L' OTI è il trattamento di elezione per tutte le Patologie Da Decompressione PDD, siano essi Embolia Gassosa Arteriosa EGA o Malattia Da Decompressione MDD.
Uno degli scopi immediati della terapia iperbarica è quello di ridurre la dimensione delle bolle.
A 5 ATA, per esempio, una bolla è ridotta al 20 % del volume originale ed al 60% del diametro originale.
La respirazione di ossigeno al 100% in una camera iperbarica pressurizzata aumenta grandemente il gradiente di pressione parziale di azoto fra le bolle ed il sangue ed accelera il loro riassorbimento.
La respirazione di ossigeno a pressione, inoltre, aumenta l'apporto di ossigeno ai tessuti ipossici e sofferenti, che così possono mantenersi funzionanti fino a quando non viene ripristinato il flusso sanguigno normale.
Quanti tipi di camere iperbariche esistono?
Le camere monoposto possono accogliere un solo paziente.
In genere funzionano con ossigeno puro e possono essere pressurizzate fino a 3 ATA.
L'elevata concentrazione di ossigeno all'interno preclude l'uso di qualsiasi apparato elettrico, anche se esistono speciali attrezzature medicali, essenzialmente di rianimazione, specialmente disegnate per l'uso in queste camere.
Un tipo particolare di monoposto è stato introdotto recentemente sul mercato subacqueo.
Si tratta di camere gonfiabili, progettate per trattamenti di emergenza e per l'evacuazione sotto pressione da aree remote. Sono leggere e relativamente poco costose, ma sono pressurizzabili fino a 3 ATA di pressione e, quindi, di uso limitato negli incidenti da immersione.
Le camere multiposto sono lo strumento preferenziale per la cura della PDD.
Possono ospitare più subacquei contemporaneamente e sono operative fino a 6 ATA. In queste camere si utilizza aria per la compressione, mentre l'ossigeno viene respirato attraverso maschere, tubi tracheali o speciali caschi.
Il personale medico può entrare ed uscire dalla camera durante ogni fase del trattamento, che si può prolungare per tutto il tempo necessario.
Cosa avviene durante un trattamento iperbarico?
In caso di PDD severa, la ricompressione è cruciale ed essenziale per la riduzione delle bolle gassose.
I trattamento seguono specifiche tabelle operative. Esistono molti tipi di tabelle terapeutiche, ognuna delle quali comporta diversi tempi, pressioni di esposizione e tipo di gas respirato.
La tabella più comune per la cura della PDD nell'immersione ricreativa è la Tabella 6 della Marina Americana. Esistono anche tabelle diverse, specifiche per il trattamento di patologie non subacquee, come quelle ricordate sopra.

Per ridurre il rischio di incendio nelle camere iperbariche, i pazienti e gli assistenti indossano, in genere, abiti ignifughi, tutti gli strumenti elettrici devono essere a basso voltaggio, grande cautela viene prestata ad evitare l'introduzione nella camera iperbarica di oggetti come sigarette, accendini, fiammiferi, ma anche orologi, materiali da trucco, rossetti, lacche per capelli, materiali oleosi, fibre sintetiche, o qualunque altro materiale infiammabile.
Quando la camera è pressurizzata, ai pazienti viene chiesto di compensare, come se stessero facendo un'immersione.
Raramente capita che non ne siano capaci. In questi casi, si aumenta la pressione molto lentamente.
Se anche così non si riesce, o in altri casi particolari, viene effettuata un'operazione chiamata miringotomia, che consiste nel praticare un piccolo foro nel timpano, che si chiuderà in qualche giorno, ma che, intanto, consentirà la compressione senza dolore o danni.
Come sapere se si ha bisogno di una camera iperbarica?
La PDD una situazione clinica seria, che richiede trattamento ricompressivo.
I sintomi di PDD compaiono generalmente fra 15 minuti e 24 ore dopo l'emersione. In caso di volo durante questo intervallo, i sintomi possono comparire anche con maggiore ritardo.
In questi casi, più precoce è il trattamento, migliore e più rapida è la guarigione.
Nelle fasi iniziali del trattamento non si deve perdere tempo nel fare distinzione fra EGA ed MDD.
Il trattamento acuto è lo stesso: ossigeno 100%, mentre viene attivato il piano di emergenza.
Anche se i sintomi iniziali sono lievi, possono peggiorare nel tempo e non dovrebbero mai essere ignorati.
A volte i sintomi migliorano con la somministrazione di ossigeno al 100%.
Questo non deve essere interpretato come un segno di guarigione, i sintomi possono ricomparire. La terapia specializzata è sempre necessaria.
Da quanto esiste il trattamento O.T.I.?
La prima volta che fu utilizzato con finalità mediche, bisogna risalire fino al 1662, quando fu utilizzato in terapia da Henshaw. Ma solo nel 1834 venne impiegato da Junot per “bagni in aria compressa” quale panacea a molte infezioni.
Tuttavia, solo con gli studi di fisica e fisiologia condotti da: Bert 1868; Haldane 1895; Cunningham 1921-28, si inizierà a comprendere l’effetto benefico e tossico dell’ossigeno aprendo la strada alle attività sottomarine.
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