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L’IDONEITA’ MEDICA NELLA PRATICA DELL’ATTIVITA’ SUBACQUEA SPORTIVA Sappiamo tutti quanto sia importante essere in buona forma fisica quando si è subacquei. Approfondiamo adesso questo argomento addentrandoci nel complesso mondo dell’idoneità medica in chi pratica l’attività subacquea. Il rischio in immersione è simile indipendentemente dall’attività svolta in acqua, eccetto forse il maggior controllo e tutela per i subacquei industriali, ciò nonostante esistono protocolli diversi per il rilascio dell’idoneità all’attività subacquea. Soffermiamoci adesso sulla subacquea intesa come sport e attività ludico ricreativa. Tra il 1948 e il 1949 iniziano le prime manifestazioni agonistiche e i primi corsi per l’insegnamento dell’immersione ricreativa, a questi si aggiungono ricerche mediche volte allo studio della psicologia e della fisiologia dell’attività subacquea che viene svolta in un habitat non naturale per l’uomo e che quindi sottopone l’organismo a particolari stress psico-fisici. Al fine di preservare l’incolumità dello sportivo, garantendone la sicurezza, diventa quindi necessaria l’idoneità medica. (1) Viene definita “agonistica” (circolare del Ministero della Sanità N.7 del 31 gennaio 1983) quella forma di attività sportiva praticata sistematicamente e/o continuativamente soprattutto in forma organizzata dalle Federazioni Sportive Nazionali, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal Ministero della Pubblica Istruzione relativamente ai Giochi della Gioventù a livello nazionale, per il conseguimento di prestazioni sportive di un certo livello. Questa è tuttora l’unica definizione di attività sportiva contenuta nelle norme di tutela sanitaria; di conseguenza si potrebbe dedurre che per il legislatore la distinzione tra agonismo e non sia tutta compresa nella finalità, per il primo caso, di conseguire “prestazioni sportive di un certo livello”. La legislazione italiana prevede che chiunque si dedichi ad attività sportive agonistiche debba sottoporsi, con periodicità annuale o biennale, (a seconda del tipo di sport) ad una visita di idoneità effettuata da un medico specialista. La pratica di uno sport comporta un rischio calcolato che la rende accettabile nell’ambito delle attività umane. I rischi più frequenti sono rappresentati dalle lesioni traumatiche e dagli incidenti cardiovascolari. La prevenzione di questi eventi è prevalentemente legata al controllo del fattore umano e del fattore tecnico impliciti nello sport praticato. Il controllo del fattore umano si attua con la selezione accurata dei soggetti da avviare a specifiche forme di attività sportiva e con il controllo periodico del loro stato di salute, nonché del grado e delle modalità di allenamento. (2) Nel nostro paese è possibile praticare alcuni sport anche a livello professionale, nell’ambito di società sportive o come singoli professionisti tesserati dalle federazioni di competenza. Per quanto riguarda l’attività subacquea, la federazione di riferimento del CONI è la FIPSAS (Federazione Italiana per la Pesca Sportiva e l’Attività Subacquea). Quando uno sport viene svolto a livello agonistico è necessario il certificato di idoneità alla pratica sportiva agonistica, rilasciato dallo specialista in Medicina dello Sport, cioè da un professionista qualificato nelle attività sanitarie di natura preventiva, curativa, riabilitativa che ha per oggetto la tutela della salute della popolazione sportiva. Secondo la classificazione degli sport in base all’impegno cardiovascolare (da: Protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità allo sport agonistico 1995 - Comitato Organizzativo Cardiologico per l'Idoneità allo Sport) la subacquea rientra tra le attività sportive con impegno cardiovascolare di tipo neurogeno, caratterizzata cioè da modesto impegno cardiaco da un punto di vista emodinamico (portata cardiaca) ma elevato sul piano della sollecitazione neuroormonale, soprattutto adrenergica (incrementi medio elevati della frequenza cardiaca), tipico delle competizioni ad importante impatto emotivo. Anche se quest’ultima da sola non è probabilmente sufficiente a realizzare un rischio cardiaco reale se non in casi eccezionali, bisogna tenere presente che l’attività subacquea è gravata dal cosiddetto rischio intrinseco, in relazione all’ambiente sfavorevole nel quale si svolge.
In conclusione: la subacquea è uno sport che viene praticato in un ambiente straordinario e può essere gravato da imprevisti che ne aumentano l’impegno psico-fisico (trasporto dell’attrezzatura per tragitti più lunghi del previsto, corrente, mare mosso con conseguente difficoltà salire sull’imbarcazione, compagno in difficoltà che deve essere aiutato). Bibliografia:
Ricordiamo: il sito web (www.lauravernotico.com) e l'indirizzo del suo attuale ambulatorio: Centro ReAb - Viale Roiti 1/G, 44011 Argenta (FE).
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