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Intervista a Alessandro Giannì.

Responsabile "Campagna Mare di Greenpeace".
“Ciao Alessandro. Ti ringraziamo per questa tua intervista e partirei immediatamente con le domande, visto che il poco tempo che abbiamo..."
"Cosa succede, in pratica, se si perde anche un metro quadro di Posidonia? Perché è così importante?”
La posidonia è importante sia per la difesa della fascia costiera contro l'erosione (è una specie di airbag dinamico che dissipa l'energia delle onde) sia perchè ospita e nutre numerose specie animali e vegetali (oltre 1.200) alcune "occasionali" altre invece super specializzate per questo ecosistema particolare. Inoltre, ovviamente, la posidonia produce ossigeno come tutte le piante.

“Come si può operare per una sua reale difesa?”
“Gli impatti sono di due tipi, diretti ed indiretti. I primi sono danni "fisici" al posidonieto dovuti, ad esempio, ad ancoraggi o ad attività di pesca. I secondi sono invece dovuti ad inquinamento e, soprattutto, ad alterazioni della sedimentazione. La posidonia è una pianta e non sopporta oltre un certo limite di essere "ricoperta" dal fango. Le attività umane lungo la fascia costiera purtroppo aumentano enormemente l'input di sedimenti e la posidonia viene ricoperta dal fango. Quindi, bisogna prevenire questi tipi di impatti per difendere davvero la posidonia (e le spiagge, e i pesci, ecc...).
Le praterie di posidonia sono fondamentali per la vita nel mare…da più parti hanno provato anche pratiche di “trapianto”, ma non sembra che tale pratica abbia portato a dei benefici….
“Purtroppo, il trapianto di posidonia è una delle tante chimere che scienziati poco onesti continuano a "vendersi". L'idea sarebbe quella di compensare le devastazioni fatte altrove "trapiantando" la posidonia.
Non funziona e non c'è alternativa: bisogna gestire in modo corretto la fascia costiera...

“Ogni tanto si torna su argomenti come le autostrade del mare…pensi che possa essere una strada per ridurre Pm10, emissioni di gas e quant’altro, oppure un modo nuovo per inquinare anche il mare?”
“La Campagna Mare di Greenpeace non si occupa dei trasporti. In generale, è vero che i trasporti marittimi possono (ma non necessariamente sono) essere più efficienti di quelli via terra. Ma il problema tante volte è se davvero questi trasporti sono indispensabili.
“Credi che una grossa fetta delle problematiche riguardanti il nostro mare potrebbe essere abbattuta con una maggiore informazione degli enti che gestiscono la salvaguardia (vedi capitaneria di porto, guardia costiera etc.)?".
“Potrebbe aiutare, ma su quel versante il problema principale mi pare il frazionamento delle competenze e i relativi litigi...
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| Giannì con Duca Amedeo di Savoia. |
Giannì con Romina Power. |
Giannì con Beppe Grillo. |
“Parliamo di alcune problematiche che ancora oggi colpiscono i nostri mari....le spadare ad esempio."
Questa è una storia su cui posso parlare per ore. In sintesi, le spadare sono un test che dimostra che i controlli sulla pesca in Italia non esistono. Sono reti pericolose (negli anni '90 le c.a. 650 spadare italiane uccidevano c.a. 8.000 delfini (soprattutto stenelle) e una decina almeno di capodogni, ogni anno) e vietate dall'ONU (unico caso di attrezzo da pesca vietato dall'Assemblea Generale dell'ONU!) e delle norme dell'UE. Eppure, continuiamo a trovare spadare nei porti e in mare. Continuano le segnalazioni di capodogli e stenelle uccise da queste reti. Continua tutto come se in questo Paese niente possa essere cambiato. E' vero che da 650 siamo arrivati a 100 spadare (ma, a dire il vero, chi lo sa quante sono...) ma insomma!
"Incide più l’intervento dell’uomo su mare o l’inoperosità delle istituzioni sulla sua tutela?"
L'impatto dell'uomo dipende anche dallo spazio che le Istituzioni danno ad attività pericolose.
In Italia stanno aumentando le aree marine protette, pensi che siano utili? Soprattutto pensi che operino bene?
Che stiano aumentando sulla carta, può essere. Noi abbiamo avviato un progetto di monitoraggio (il Divers Environmental Survey) con NASE e DAN che sta visitando alcune Aree Marine Protette. Ce ne sono di ottime (Portofino, Villasimius, Capo Caccia e Tavolara) e di meno buone (Plemmirio e Ciclopi...). Ma il punto è che in ogni caso sono aree troppo piccole: possono esser utili a creare "attrattori turistici" ad esempio per le immersioni subacquee, ma se si vuol ripopolare il mare bisogna smettere di pescare nel 40% dei fondali. Sono dati scientifici, non di Greenpeace. Le aree marine protette italiane sono, semplicemente, troppo piccole se l'obiettivo è quello di ripopolare il mare.
“La pesca in apnea, può essere considerata una pesca sostenibile e soprattutto ha senso vietarla quando si permette ancora di “arare” sotto costa con una pesca a strascico?”
Ogni tipo di prelievo ha, in linea teorica, un suo limite (più o meno "alto") di sostenibilità. In teoria, dipende dal come e dal quando. Esistono esempi di impatti causati da una pesca in apnea eccessiva. I casi per la pesca a strascico... sono molto più numerosi. In altre parole: ha senso vietare la pesca "sportiva" quando si fa uno sforzo serio di ripopolamento del mare e di recupero degli ecosistemi marini.
Non mi pare sia il caso in Italia... Ma se si permettesse la pesca in apnea ad esempio a Portofino, credo che certi spettacoli ce li perderemo per sempre.

“Sul sito di Greenpeace, c’è un appello che riguarda il “santuario dei cetacei”, dove si denunciano attività che potrebbero nei fatti decretarne la morte…quali sono i problemi maggiori? Come si può agire su di essi?”
Il problema maggiore è che il Santuario è una "scatola vuota". Ci si può fare di tutto come, ad esempio, autorizzarci la prima area marina industriale in una cosiddetta area marina protetta: si tratta del rigassificatore offshore di Livorno. Non esiste una norma chiara, non ci sono sanzioni specifiche. E' una presa in giro.
“Non è assurdo che il “santuario dei cetacei” non ha una sede amministrativa, un sito ufficiale?”
Appunto, una presa in giro.
“L’UE ha recentemente (il 13 giugno) chiuso la stagione della pesca al tonno rosso, tramite le tonnare volanti. Parlaci di questo tipo di pesca poco conosciuto e dei danni che produce…”
Abbiamo perso, negli ultimi decenni, dall'80 al 95% dello stock del tonno rosso. L'ultima mazzata (dopo i palamiti con decine di migliaia di ami) l'hanno data le "tonnare volanti". Il sistema è praticamente lo stesso della pesca alle acciughe con la lampara: una rete (a circuizione) viene calata intorno al banco. La rete viene chiusa dal fondo ed intrappola il banco. Con i tonni è lo stesso, ma in scala più grande. Tra l'altro, in questo modo i tonni possono esser presi vivi e passati alle gabbie di ingrasso: il prezzo aumenta e lo sforzo di pesca, pure!
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Cattura dei tonni. |
Tonnara volante. |
Gabbia dei tonni. |
“L'acquacoltura è una pratica millenaria, utilizzata dalle comunità rurali da sempre, attualmente però viene utilizzata come “area di ingrasso” quali sono gli effetti nocivi della moderna acquacoltura?”
Vale lo stesso discorso degli impatti dei diversi sistemi di pesca. Il problema vero sono gli impianti che producono specie "pregiate". In pratica, queste specie in mare sono ormai rare, per la pesca eccessiva, e l'acquacoltura è diventata un sistema che trasforma moltissimi pesci di poco pregio (pescati in mare ed usati per farne mangime) in pochi pesci di alto valore. Ad esempio, per ingrassare un tonno di 1 kg ci vogliono da 15 a 25 kg di pesci. Ogni anno, nel Mediterraneo, si usano 225.000 tonnellate di pesci (pescati anche in Atlantico...) per ingrassare i tonni venduti a carissimo prezzo in Giappone.
“L’Italia, come altre nazioni, è attraversata da vere e proprie “bombe” inquinanti, come alcune “petroliere” sempre registratein paradisi fiscali e sotto mille nomi, cosa si può fare per fermare questi mostri inquinanti?”
Ci sono norme (i famosi port state controll della MARPOL) ma soprattutto bisogna disincentivare l'uso di questi trasporti. Per fare un esempio: da decenni chiediamo che una zona pericolosa come le Bocche di Bonifacio sia interdetta al traffico di queste carrette. Gli strumenti normativi ci sono, ma Francia ed Italia non si mettono d'accordo...
“Parliamo di rifiuti tossici, stiamo vivendo situazioni drammatiche per quello che riguarda la spazzatura e si pensa stoltamente di aprire centrali nucleari, quanto è reale il rischio che nei mari italiani giacciano sui fondali fusti con materiale radioattivo?”
Ci sono alcune informazioni diffuse dall'ICRAM, ma non abbiamo notizie "di prima mano".
“I litorali italiani sono sempre più soggetti ad un “abbruttimento” malgrado le leggi si continua a costruire a due passi dal mare, spesso allungando dighe, costruendo barriere, quanto incidono queste costruzioni sulla salute del mare?”
Ho fatto prima l'esempio della posidonia. A parte le emissioni di specifiche sostanze tossiche, la sola manomissione della fascia costiera, aumentando l'input di sedimenti (fango...) sta uccidendo ampie aree dei nostri fondali. Dalle vostre parti sono stato a Punta Mesco: le gorgonie, a 40 metri, stanno morendo uccise dal fango. Da dove viene questo fango? Ad occhio e croce, dalla fascia costiera a nord dell'Arno (foce Arno, Versilia, Porto di La Spezia, foce del Magra). Un certo livello di torbidità in alcuni posti è normale. Ma mi dicono che una volta al Mesco c'era il corallo nero. Adesso, non se ne parla proprio.

Intervista raccolta in esclusiva il 24 giugno 2008.
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