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INTERVISTA AD ANGELO MOJETTA:

angelo mojetta

  • Come nasce la tua passione per la biologia marina e la tua passione per la subacquea?

Come nasce una vocazione? Più o meno la mia passione nasce allo stesso modo, da dentro perché credevo e amavo ciò che volevo fare. Ovviamente biologia marina e subacquea sono andati di pari passo e non poteva essere diversamente.

  • Qual è lo stato di salute della biologia in italia?

Mi limito alla biologia marina, disciplina che in qualche modo ho visto crescere. Pensa che nel 1973 quando sono entrato nella SIBM, la Società Italiana di Biologia Marina, gli iscritti non arrivavano a 100. Oggi sono più che quadruplicati. Inoltre ci sono biologi marini che operano all'interno di altre associazioni scientifiche. Quindi, il numero dei nostri esperti è sicuramente importante. Molti di loro poi sono nomi di riferimento e di spicco a livello internazionale, mondiale, e questo dimostra come la qualità della nostra ricerca sia più che buona. Certo la situazione della biologia marina non è rosea, ma questo problema riguarda tutto il mondo scientifico in Italia. Qualche tempo fa avevo proposto di realizzare una trasmissione dal titolo "Maratonatura" in cui i ricercatori presentavano al pubblico le loro ricerche per trovare e raccogliere finanziamenti, una sorta di Telethon dedicato alla natura. Credi che l'idea sia stata raccolta? No, ed è tornata nel mio cassetto segreto insieme a tante altre.

angelo mojetta

  • Il mare, con la tua esperienza di biologo marino con oltre 250 pubblicazioni alle spalle, con tutte i comitati che hai guidato e di cui fai parte, come giudichi il suo stato?

Troppo buono. Diciamo che buona parte delle mie pubblicazioni sono a carattere divulgativo perché ho sempre creduto importante informare in modo corretto, quindi ho aiutato a conoscere il mare più che proporre nuove scoperte. Per quanto riguarda i comitati o eventuali cariche sono state generalmente onorifiche, però sono state esperienze utili per conoscere e cercare di dare una mano al mare. 
 Incide più l’intervento dell’uomo su mare o l’inoperosità delle istituzioni sulla sua tutela?
L'uomo danneggia il mare un po' perché non sa e un po' perché qualcuno lo permette. In che percentuale ognuno decida da solo.

angelo mojetta
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Alcuni dei numerosi libri di Angelo Mojetta...

  • In Italia stanno aumentando le aree marine protette, pensi che siano utili? Soprattutto pensi che operino bene?

Tasto dolente. Si moltiplicano certo, ma bisognerebbe essere abbastanza onesti da fare una vera valutazione della reale necessità di alcune di loro. A volte ho l'impressione che manchi la preparazione a gestirle e che si risolvano alcuni problemi attraverso i divieti. È anche vero che i direttori sono sempre tra l'incudine e il martello e le loro capacità di azione e di decisione devono tenere conto dei mille problemi che attanagliano il mare e le coste, importanti d'estate, quasi dimenticate in inverno.  

  • Qualche settimana fa hai organizzato il “Cernia day” nell’AMP di Portofino, oltre all’importanza di promozione della biologia marina nei fruitori del mare, qual’era il suo scopo principale?

Lo scopo principale di questa manifestazione è stato di cercare di dare vita a un evento che potesse suscitare l'interesse dei subacquei, della comunità scientifica e dell'area marina protetta, in questo caso Portofino. Non è stato facile, ma l'operazione è riuscita, grazie alla collaborazione di tanti dimostrando, come sostengo da tempo, che dialogando e avendo idee buone si può fare molto. Se non altro ho fatto capire che si può e l'anno prossimo si replica.

  • Esistono specie che la loro presenza ci indica che il mare non è inquinato? Negli anni, leggende popolari hanno fatto riferimento a diverse specie, come ad esempio le meduse…

C'è una regola aurea che aiuta a capire se lo stato di salute è buono oppure no. Se la varietà di specie si mantiene alta, tutto va bene altrimenti ci troviamo davanti a uno scenario negativo. Purtroppo, ormai, non sono più tanti quelli che ricordano il Mediterraneo di qualche decennio fa e che possono avere un dato di confronto. Oggi ci sembra meraviglioso quello che vediamo perché non abbiamo un ricordo diverso. Ecco, forse una delle funzioni primarie delle aree marine protette è quella di far capire la differenza tra un mare in buona salute e uno un po' ammalato. Però nelle AMP bisogna poterci andare, magari un po' più liberamente. A me piacerebbe ritrovarmi un giorno con una fetta di mare da gestire. Sarebbe una sfida stimolante. 

  • A proposito di meduse, a cosa si deve la loro abbondanza in certi anni sulle nostre coste?

La professoressa Jacqueline Goy negli anni Novanta del secolo scorso aveva effettuato numerosi studi sulla periodicità delle meduse, insieme a molti altri studiosi tra cui molti italiani, in particolare un gruppo di ricercatori dell'università di Trieste, scoprendo che la comparsa della Pelagia noctiluca, quella urticante che tutti conosciamo, avveniva con un ritmo molto preciso di 12+/- 2 anni. I cicli biologici sono comuni in natura, ma spesso non abbiamo gli strumenti per riconoscerli soprattutto quando avvengono a decenni di distanza. Il mare sta cambiando, è certo e si vede, ma se è un ciclo o una tendenza forse non siamo ancora in grado di dirlo.

  • L'uomo ha molti pregiudizi sul mondo animale, soprattutto nei riguardi di quelle specie considerate "pericolose", per esempio gli squali, cosa sono gli squali e cosa rappresentano per il nostro pianeta?

I grandi squali predatori rappresentano in mare quello che i grandi carnivori rappresentano sulla terraferma e non si capisce perché i secondi siano tutelati  e i primi no. Se analizziamo come è cambiato il nostro rapporto con tigri,leoni ecc. scopriremo che ci sono voluti duemila anni perché l'uomo cambiasse idea su di loro e li tutelasse (più o meno bene). Gli squali non possono permettersi di aspettare così tanto. Dobbiamo decidere subito di proteggerli perché, come indicano tutte le statistiche, stanno scomparendo velocemente, troppo velocemente. Purtroppo gli animali marini devono combattere con un grosso ostacolo: non si vedono e per vederli bisogna imparare ad andare sott'acqua e avere pazienza. Tutte doti e requisiti che l'uomo di oggi non sempre ha o vuole avere. Noi abitanti dei paesi ricchi possiamo fare molto anche soltanto decidendo di non mangiare più carne di squalo. Sarebbe un segnale importante.

  • Ritieni che i subacquei stiano facendo o possano fare qualcosa di importante ai fini della tutela del mare e delle sue creature?

I subacquei sono importanti per la difesa del mare. Se ognuno di noi subacquei, per esempio, fosse veramente consapevole che possiamo influenzare il mare anche quando ne siamo lontani, potremmo fare anche di più. Poi,  a mio avviso, dovrebbero essere coinvolti di più e stimolati. Un professore francese alcuni anni fa disse che i subacquei (francesi) erano fondamentali perché costituivano parecchie migliaia di occhi vigili sul mare. Ma a chi interessa raccogliere l'opinione dei nostri subacquei? Catene e girotondi subacquei non mi sembrano molto utili. Io provo a convincere gli altri che i subacquei sono importanti, sono utili se coinvolti e addestrati (cernia day lo dimostra), ma l'informazione stenta a passare, ma continuiamo a provarci e con l'augurio di essere sempre liberi.

  • Quale pensi che sia la chiave giusta per affrontare i problemi ambientali?

Comunicare in maniera corretta, sempre, a tutti i livelli, cercando di spiegare come e perché. E poi occorre agire e decidere nell'interesse comune. Il pianeta non può più permettersi particolarismi. La barca è unica.

  • Dirigi assieme a Paolo, “Sottacqua” un’ottima rivista on-line, quanto pensi che sia importante il lavoro informativo in internet? Pensi che incida di più che una rivista stampata?

La nostra rivista ha enormi potenzialità, tutti lo affermano e piace, e potrebbe anche aiutare, paradossalmente, la carta stampata. Ovviamente, il vero problema è leggere e avere voglia di farlo e di connettersi a www.sottacqua.info, da parte di tutti: lettori, appassionati e sponsor.

  • La pesca in apnea, può essere considerata una pesca sostenibile e soprattutto ha senso vietarla quando si permette ancora di “arare” sotto costa con una pesca a strascico?

Si ritorna a quanto ho scritto sopra. Si vieta soprattutto perché non si sa decidere, non si conosce e non si hanno i mezzi per fare rispettare i regolamenti. Un pescatore in apnea, bagnato e magari infreddolito, è innocuo, si pesca subito, si multa e non ha padrini in paradiso. Io sarei per una pesca in apnea regolamentata, con una sorta di patentino che dimostri che il subacqueo sa distinguere un tordo da una ricciola, più o meno come si fa con la caccia terrestre. Sicuramente è più sostenibile di una strascicata.

  • Hai scritto il “manifesto della subacquea” assieme a Paolo Bastoni, malgrado da più parti si legge di intenti comuni ai vostri, in pochi hanno posto poi la loro firma alla base, come mai? Non ti senti un po’ frustrato da ciò?

Un po' sì. Certo, non siamo scesi in piazza insieme a Paolo per lanciare il nostro manifesto che comunque è stato firmato da tanti grandi nomi della nostra subacquea. Il loro riconoscimento è stato importante. Se molti altri credessero in quanto abbiamo scritto e lo firmassero, potremmo veramente utilizzarlo per migliorare la situazione di questa nostra appassionante attività, ma non disperiamo. Certi meccanismi, si sa, sono lenti a mettersi in moto.

  • Hai avuto tantissimi riconoscimenti, ma ne manca uno solo, il “tridente d’oro” ci pensi mai? Speri di essere il prossimo vincitore?

Che dire? Sarebbe bello! Ma i riconoscimenti più belli sono le lettere che ogni tanto ricevo da qualche subacqueo che mi racconta che l'ho aiutato a conoscere il mare, le richieste di consigli di tanti giovani, quelli che mi chiedono di identificare qualche strano animale o lo scoprire che qualche mio libro è diventato testo di studio in qualche remota località oltre oceano. Sono emozioni impagabili che mi danno però la voglia di continuare anche quando tutto tenderebbe a farmi riporre le pinne nel baule.

angelo mojetta

Intervista raccolta in esclusiva da "5 Terre Academy" il 25 luglio 2008.

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