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INTERVISTA CON CRISTIANO ALIPERTA (C.V.):
Abbiamo intervistato il C.V. (CP) Cristiano ALIPERTA, Capo Ufficio Relazioni Esterne del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto. “Comandante Aliperta, in pochi sanno veramente quanti uomini dispone il Corpo delle Capitanerie di Porto e i numerosi compiti che svolge, ci dica qualcosa a riguardo… e anche quanti sono, in media, gli interventi di soccorso che eseguite in un anno?”. Le Capitanerie di porto – Guardia costiera svolgono, per il Ministero dei Trasporti, un ruolo pubblico a garanzia di un sistema complesso, quale quello marittimo e portuale. Un impegno costante espletato nelle diverse mission istituzionali che vedono protagonisti, nelle oltre 300 sedi su tutto il territorio costiero nazionale, circa 11.000 uomini e donne del Corpo. Compito prioritario è l’attività di ricerca e soccorso (5.547 operazioni portate a termine nel corso del 2007 in cui è stata data assistenza e soccorso - tra bagnanti, diportisti, pescatori e marittimi - a quasi 12.000 persone a cui vanno aggiunti gli oltre 15.500 extracomunitari coinvolti nel fenomeno migratorio). Molto impegnativa anche l’attività di polizia con centinaia di migliaia di ispezioni, controlli e visite al traffico mercantile, pesca, demanio e port facilities a cui vanno aggiunte - in materia di sicurezza della navigazione - le visite a bordo del naviglio straniero approdato nei porti nazionali (attività di Port State Control) e le verifiche e le ispezioni a bordo del naviglio nazionale. Inoltre non si deve dimenticare l’imponente attività tecnico – amministrativa svolta dalle Capitanerie ai sensi del Codice della Navigazione e di altre disposizioni e, per il diporto, le migliaia di sessioni d’esame tenute presso gli Uffici territoriali. Oltre al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e a quello della Difesa – le Capitanerie di porto sono un Corpo della Marina Militare – numerosi sono i rapporti di collaborazione con altri Ministeri quali quello dell’Ambiente e del Territorio e del Mare (sorveglianza delle aree marine protette, monitoraggio ambientale del mare e delle coste, tutela della flora e della fauna marina, attività antinquinamento) delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (vigilanza e controllo dell’intera filiera della pesca) dei Beni e attività culturali (tutela del patrimonio archeologico sommerso) del Ministero degli Interni e del Dipartimento della Protezione Civile Anche in campo internazionale l’opera delle Capitanerie di Porto ha assunto un ruolo sempre più attivo sviluppando rapporti con organizzazioni internazionali marittime, quali l’International Maritime Organization, l’European Maritime Safety Agency e l’ Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (FRONTEX), sotto l’egida della quale mezzi navali della Guardia Costiera hanno partecipato a numerose operazioni internazionali. “Riguardo l’immigrazione clandestina, negli ultimi anni si è assistito ad un cambio dei luoghi di partenza, dall’Albania alle coste Africane, con maggiori rischi, visto che il braccio di mare Jonico è molto diverso rispetto al Canale di Sicilia. Come mai c’è stato questo spostamento? Come si pensa di agire per fermare questi “viaggi della speranza?” Il fenomeno migratorio sviluppatosi negli anni ’90 tra l’Albania e l’Italia, pur con i suoi risvolti drammatici, era legato ad una contingente situazione socio-politica-economica limitata al solo popolo albanese. Diverso quanto si vive tra le sponde Africane e quelle Europee, in particolare italiane, del Mediterraneo. Qui le popolazioni coinvolte nella migrazione illegale provengono solo in minima parte dai Paesi rivieraschi africani; la maggioranza sono originarie del Centro Africa, dei Paesi Orientali o Mediorientali, nazioni povere e spesso tormentate da scontri armati tra fazioni avverse. Dopo aver venduto le poche cose per potersi pagare il viaggio (circa 1500 $ il costo del solo traghettamento ) affrontano un faticoso tragitto via terra per raggiungere la costa ed imbarcarsi su unità spesso al limite della galleggiabilità. Un rischiosissimo viaggio in balia dei così detti scafisti – persone senza scrupoli che sfruttano la disperazione per fini di lucro – e degli elementi. Punto di contatto tra i due fenomeni migratori è la speranza, spesso disattesa, di una vita migliore. Il contrasto all’immigrazione clandestina - a cui il Corpo appone il suo contributo soprattutto nell’ottica del soccorso - potrebbe essere attuato in modo efficace riducendo le cause che spingono centinaia di migliaia di sventurati a fuggire dai territori natii; un obiettivo raggiungibile solo attraverso un forte impegno economico/politico dei Paesi più industrializzati nei confronti di quelli del terzo mondo. “Il Corpo delle Capitanerie di Porto, proprio per le sue numerose attività, che spaziano dalla tutela ambientale, alla navigazione, alla sicurezza, dipende da numerosi ministeri, non sarebbe meglio che afferisse ad un unico ministero o ad un coordinamento “Affari marittimi”, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio?” La politica del mare in Italia - ossia l’insieme delle attività economiche e sociali strettamente interconnesse tra di loro che direttamente o indirettamente lo vedono protagonista e che proprio per la loro rilevanza hanno necessità di una particolare attenzione legislativa e di Governo, ha bisogno di una nuova progettualità. Attualmente sono almeno tre i Ministeri (Infrastrutture e Trasporti, Ambiente e Politiche agricole e alimentari) con competenze specifiche settoriali, spesso in contrasto tra di loro; situazioni che creano di fatto un rallentamento nello sviluppo dell’intero comparto. Del resto anche l’Unione Europea ha affermato, con la pubblicazione del Libro blu, la necessità di affrontare in modo coordinato tutte le problematiche inerenti il settore marittimo, dai cantieri all’armamento, dai porti alla pesca e dalla nautica all’ecologia. Il cluster marittimo italiano, con 400.000 addetti e la produzione annua di beni e servizi per oltre 40 miliardi di euro, rappresenta il 3% del Pil nazionale; nel solo settore armatoriale si sono avuti quest’anno investimenti per più di 7 miliardi di dollari (9 miliardi previsti per il 2009) in nuove navi a tecnologia avanzata. Vi è quindi l’esigenza di razionalizzare l’attuale situazione. La Federazione del Mare, che rappresenta i principali soggetti del cluster marittimo e portuale italiano, ha proposto la riunificazione dei Ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture integrati da alcune competenze specifiche del Ministero dell’Ambiente auspicando, nell’ambito di questo mega Ministero, l’istituzione di un interlocutore unico dotato di pieni ed effettivi poteri su tutte le materie marittime e portuali. Una possibile soluzione, condivisa anche dall’Ammiraglio Raimondo Pollastrini, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, potrebbe essere proprio la creazione di un dipartimento per gli Affari marittimi alle dipendenze della Presidenza del Consiglio che possa coordinare tutte le attività legate al mare con un’unità di indirizzo senza peraltro aumentare, così come attualmente previsto, il numero dei Ministeri . “L’Italia, come altre nazioni, è attraversata da vere e proprie “carrette dei mari” sempre registrate in paradisi fiscali e sotto molteplici società, cosa si può fare per fermare questi mostri inquinanti?” Le così dette “carrette dei mari” - termine giornalistico con cui si identificano navi vecchie, scarsamente manutenute e senza i dovuti requisiti di sicurezza – a causa delle stringenti normative nazionali e internazionali mirate a imporre sempre più elevati standard di sicurezza a tutela dei marittimi e dell’ambiente, nel Mediterraneo sono ormai quasi del tutto assenti. Un’affermazione supportata innanzitutto dalla mancanza,negli ultimi anni, di naufragi di navi sub standard (termine tecnico per le “carrette”) e di conseguenti gravi inquinamenti da queste provocati. Un dato reso possibile grazie ai controlli, sempre più meticolosi e stringenti, a cui le navi battenti bandiere straniere una volta approdate nei porti nazionali vengono sottoposte. Questa attività, nominata di Port State Control, comune a tutti i Paesi UE ed a quelli che hanno aderito alla convenzione voluta dall’IMO (International Maritime Organization) è svolta in Italia da Ufficiali della Guardia costiera una volta brevettati Ispettori PSC. Il 25% delle navi straniere viene ispezionato e, se non ritenute idonee a navigare in sicurezza, detenute in porto sino a quando i loro parametri non rientrino in quelli fissati dalle normative internazionali. Un’ importante attività di prevenzione che assicura maggior sicurezza ai traffici marittimi e una migliore tutela dell’ambiente marino. In questo particolare settore l’Italia detiene, per il quinto anno consecutivo, il record di navi controllate. A similitudine, anche per le navi battenti bandiera nazionale sono previsti annualmente numerosi controlli senza il superamento dei quali non viene concessa l’abilitazione alla navigazione. “Nonostante il vostro continuo lavoro, non siete amati da una categoria di fruitori del mare: i pescatori in apnea… che ritengono di essere il “bersaglio” preferito delle istituzioni e in particolar modo dalle vostre motovedette. Cosa vuole dire a questa categoria?” Penso di poter smentire una tale affermazione. Anzi si può affermare il contrario ossia di aver sensibilizzato soprattutto i diportisti sul rispetto delle normative inerenti come, ad esempio, la distanza da mantenere da una boa segnasub - distanza tra l’altro portata da qualche anno da 50 a 100 metri – o la velocità ridotta, massimo 10 nodi, che le unità da diporto devono rispettare nei 1000 metri dalla costa. Norme avvallate anche recentemente dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Sen. Altero Matteoli nella direttiva mirata a una maggior sicurezza in mare soprattutto per bagnanti e praticanti la subacquea. E’ anche vero che esistono precise disposizioni riguardanti la pesca sportiva in apnea che devono essere rispettate proprio per garantire la sicurezza dei praticanti e dei bagnanti. E’ quindi normale che, se nell’azione di vigilanza dei mezzi navali della Guardia costiera si riscontrano comportamenti pericolosi – quali ad esempio praticare la pesca subacquea in zone di mare non consentite, ad esempio in prossimità dell’imboccatura dei porti, o nelle vicinanze di spiagge affollate – questi vengano sanzionati senza per questo dover considerare il personale del Corpo poco amichevole nei loro confronti. “Il pallone segnasub. Secondo molti pescatori in apnea, avete la “mano pesante” più verso di loro che verso i natanti che non rispettato la distanza di sicurezza”. Anche in questo caso gli interventi effettuati nello specifico sono mirati alla massima sicurezza di chi pratica la subacquea. La gran parte delle sanzioni riguardano il mancato rispetto, da parte dei diportisti, delle distanze di sicurezza dalla boa segna sub. Poche quelle contestate agli apneisti legate per lo più al non avere la prevista boa di segnalazione. “Gli incidenti da elica, sono sempre numerosi ogni anno, cosa pensate di fare in un prossimo futuro?” Come già accennato, il compito prioritario per le Capitanerie di porto – Guardia costiera è di garantire la sicurezza in mare, realizzato sia attraverso il costante impiego di mezzi aeronavali in attività di vigilanza sia con un’azione di comunicazione finalizzata ad aumentare la conoscenza di coloro i quali - pur amando il mare e le varie attività nautiche che su di esso si svolgono - non hanno una preparazione sufficiente per affrontarlo, causa principale di incidenti. Partendo dal presupposto, infatti, che comunicare significa anche condividere, il Comando Generale delle Capitanerie di porto ha istituito un apposito Ufficio, l’Ufficio Relazioni Esterne che, oltre ad avvalersi della collaborazione dei Media, produce autonomamente - grazie alla rivista “Notiziario della Guardia Costiera, al sito internet www.guardiacostiera.it , alla “Radio Guardia Costiera” prima radio istituzionale italiana e numerosi opuscoli che vengono distribuiti in centinaia di migliaia di copie – quell’informazione, appunto da condividere, necessaria a far attuare quei giusti comportamenti che di fatto impediscono il perpetuarsi di incidenti. Per il prossimo futuro continueremo in quest’opera di informazione in sinergia, come già oggi accade con quanti, come noi, promuovono una cultura del mare. “Quest’anno, a differenza degli altri anni, in televisione non si sono visti i classici spot di raccomandazione, né i bollettini della navigazione, come mai?” La collaborazione con i media, soprattutto televisivi, è fondamentale per raggiungere in modo semplice e diretto, l’utenza balneare. Anche per quest’anno molto numerose sono state le presenze nelle trasmissioni sia dedicate al mare sia di carattere informativo , trasmesse dalle emittenti a divulgazione nazionale, per ribadire consigli e sottolineare i giusti comportamenti. Per la sua peculiarità ( è interamente realizzata da personale del Corpo), da ricordare ” Navigare informati” - giunta al suo ottavo anno – in onda dall’inizio di giugno sino alla fine di settembre sulle tre reti Mediaset per fornire, oltre ad un aggiornamento su eventuali problemi della navigazione, utili consigli dedicati a diportisti, bagnanti e a tutti coloro che amano il mare sul quale praticare il proprio sport. Inoltre dal mese di agosto sarà trasmesso, sulle reti Rai, come ormai consuetudine, lo spot dedicato al numero per le emergenze in mare 1530. All’’impegno televisivo si affianca quello radiofonico, strumento mediatico sempre più attuale e ascoltato nonostante si avvii ai 90 anni di vita, con collaborazioni giornaliere su Isoradio e RTL 102.5. Molteplici, infine, i contributi dati alla carta stampata con rubriche fisse sulle principali testate del settore nautico. “Mentre sulle strade è obbligatorio un patentino per la guida anche dei ciclomotori, in mare tutti possono prendere a noleggio un gommone con motore fino a 40cv, non sarebbe meglio istituire una specie di patente anche per tutti i tipi di natanti?”. Agli inizi dello scorso luglio è stata presentata alla stampa la nuova direttiva ministeriale per regolare la navigazione da diporto in prossimità delle coste, pensata con la finalità di assicurare una maggiore tutela ai bagnanti e ai subacquei. Nel corso della conferenza il Ministro delle infrastrutture e trasporti, sen. Altero Matteoli ha sottolineato che, per ottenere risultati concreti le norme devono essere accompagnate da un diverso approccio culturale nei confronti del mare. Per i diportisti alla guida di natanti che non necessitano obbligatoriamente del conseguimento di una patente, sta a significare anche la conoscenza delle norme elementari per navigare in sicurezza, rispettando gli altri e lo stesso mare. In questo senso potrebbe essere auspicabile, per navigare entra le sei miglia dalla costa, a prescindere dalla potenza del motore o dalla lunghezza dello scafo, il conseguimento di un patentino o più semplicemente di un attestato che certifichi l’apprendimento, da parte del possessore, delle regole base per navigare, da integrare, comunque, con la prudenza e il buon senso. “Una curiosità: agli inizi di quest’estate ha fatto notizia la multa che è stata inflitta ad un bagnino che si era fatto sostituire da una “bambola gonfiabile”, qual è stato il verbale più curioso, che lei ricorda, sia stato fatto in tal senso?” Numerosi ,come ovvio per chi come me indossa la divisa da molto tempo, gli episodi curiosi da raccontare come ad esempio, rimanendo in tema di balneazione, quello che ha avuto come protagonista sempre un assistente bagnante. Il bagnino, invece di issare le regolari bandiere di segnalazione - bianca in caso di mare calmo e balneazione sicura, gialla quando le condimeteo non sono ottimali ma comunque è consentito fare il bagno e rossa quando, sia per motivi climatici sia per una momentanea essenza del personale dedicato all’assistenza , è vietato entrare in acqua - issò, ben visibile da ogni angolazione, il jolly jack, la bandiera dei pirati con il caratteristico teschio appoggiato in mezzo a due tibie incrociate: chissà, forse l’acqua particolarmente pulita lo convinse di essere, almeno per un momento, ai Caraibi patria degli uomini della filibusta!!
Intervista raccolta in esclusiva da "5 Terre Academy" il 31 luglio 2008. © 5 Terre Academy- 2007 - 2012 Tutti i diritti riservati - |