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FABIO PAJONCINI OTTAVIANI ovvero "Il Duca".

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Il libro "Io C'ero" edito dalla "Magenes Edizioni" è l'esordio nel mondo della scrittura di uno dei più noti subacquei tecnici.

Un libro che appassiona, che si legge volentieri, pagina dopo pagina, con un modo di scrivere "leggero" ed in certi punti (molti) ironico, che strappa sorrisi e qualche risata...

Il libro ripercorre la carriera subacquea fin dagli inizi: da quando cioè, si limitava ad immergere un soldatino con tanto di muta dentro la vasca da bagno, per approdare alle prime vacanze ed esperienze subacquee non pù fantasticate ma realizzate sul campo.

E' stato apneista,50 metri in variabile la sua performace, (peraltro non voluta), pescatore in apnea (dai pochi risultati) ma soprattutto assistente nei tentativi di record di Stafano Makula, nel 1986 all’Argentario e poi ancora nell’ ’87 a Capri, nell’ ’89 a Ponza e nel 2000 a Castelgandolfo.

Si è dedicato alla pesca del corallo e poi nel 2002 torna all'apnea come team leader di un apneista romano: Alessandro Rignani Lolli, che sotto la sua supervisione conquista il record mondiale di apnea in assetto costante.

Tutti episodi magnificamente raccontati, che si uniscono ai racconti di quando fu pescatore di coralli, o esploratore di relitti storici.

Ovviamente, e non poteva essere diverso, il racconto pi ù coinvolgente è quello del suo desiderio, poi diventato realtà: stabilire il record a -200 metri in autocontenimento. Immersione, per chi non lo sapesse, che avviene senza alcun aiuto, senza alcuna bombola di fase, solo il subacqueo e le sue capacità e come in questo caso... con oltre 120 chili di equipaggiamento sulle spalle, accuratamente studiato, disegnato e testato.

Il 22 ottobre 2004 quel sogno, immaginato fin da quando era un bambino si concretizza: nelle acque dell’isola di Ponza scende all’incredibile quota di -202 metri diventando così primatista mondiale di discesa in autocontenimento.

L'abbiamo raggiunto telefonicamente (con la promessa di vederci al più presto) per una bella intervista, che come di consueto per noi di "5 Terre Academy" vi offriamo in esclusiva...

 

 

L'intervista...

"...Innanzitutto, come mai questo titolo? (Io C'ero n.d.r)..."

La Memphis Belle è la ditta di orologi militari che ha contribuito a sponsorizzare la mia immersione. In quel periodo aveva programmato una pubblicità per il suo orologio subacqueo usando lo slogan "Io c'ero" riferito all'orologio in quanto presente all'evento. Con l'accordo dei proprietari ho mutuato lo slogan trasformandolo nel titolo del libro in quanto mi pareva che ben si adattasse a quello che volevo trasmettere ovvero una testimonianza di vita vissuta, l'esserci stato in questa o quell'altra occasione.

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"...Cosa spinge una persona a scedere così in profondità?..."

"Questa è una domanda che mi sono fatto e che mi hanno fatto tante volte.

Nel libro cerco di dare e di darmi una spiegazione ma non credo di essere riuscito a trovare gran che di convincente.

Personalmente ho sempre amato la profondità assoluta, quasi fine a se stessa. Capisco razionalmente che questo ha poco senso, ma il mio desiderio è sempre stato quello di scendere un pò più giù, di essere io a fare l'ultima quota.

Non so dire molto altro..."

"...Nelle lunghe ore di Deco, a cosa pensi?..."

"Io penso che la subacquea in generale (sia in apnea che in respirazione) possa essere in qualche modo anche una ricerca interiore, un modo per guardare dentro di noi, un momento di grande intimità personale non condivisa con nessuno.

Nelle deco spesso si riesce ad essere rilassati e pensare come quasi in nessuna altra condizione mi capita."

"...Ho letto che hai utilizzato un MP3 impermeabile...e  nel libro accenni molto alla musica, quanto è importante per te? non è una domanda a caso, visto che navigando qua e la ho visto che suoni in un gruppo..."

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"Il lettore di MP3 è stata una piacevole scoperta di questi ultimi tempi e si coniuga bene con le lunghe soste in deco anche se a me, come ti dicevo prima, riflettere in silenzio mi piace.

Il lettore però è stato molto divertente, anche il solo sapere di poterlo utilizzare mi faceva compagnia.

La musica è stata ed è la mia seconda grande passione.

In realtà la subacquea e la musica sono due passioni che si rincorrono su binari paralleli.

Quando faccio qualche cosa che mi piace sono abbastanza estremista ovvero dedico tutto il tempo che ho alla passione del momento e quindi nel corso degli anni diciamo che ho "tagliato" quasi completamente dei rami secchi come lo sci da neve e d'acqua ed altre attività collaterali lasciando spazio solo per mare e musica."

"...Da uomo di grande esperienza, come giudichi i livelli formativi delle didattiche sportive?
non ti sembra che ci sia troppa leggerezza nell'affrontare i corsi? certo, è assurdo pensare di tornare ai corsi FIPS di una volta, improntati in maniera militare, ma comunque, neanche come ora, o no?..."

"Se posso essere sincero ti dico che, secondo me, le didattiche sportive fanno schifo.

E purtroppo fanno schifo pure quelle tecniche.

Questo dipende dal fatto che i percorsi didattici sono disegnati esclusivamente per rispondere alle esigenze di mercato, facciamo dei "vestiti su misura" quando dovrebbe essere l'esatto contrario e proprio in una attività potenzialmente pericolosa.

Prima di tutto c'è da considerare l'enorme numero di "Istruttori" in attività sul mercato determinato da uno specifico "push" commerciale e presente solo ed esclusivamente nella subacquea.  Si ritiene, ovviamente erroneamente, che l'istruttore sia più bravo del diver e quindi si spinge il cliente ad intraprendere un percorso commerciale anche quando non si hanno i necessari requisiti nè la voglia o la possibilità di insegnare ad andare sott'acqua.

In buona sostanza essere "istruttore sub" fa figo e quindi lo faccio anche se poi insegnerò solo a qualche parente.

Ma del resto questo è possibile solo grazie a percorsi didattici che lo consentono, poco o niente selettivi.

Prova a vedere se riesci a diventare maestro di sci o di tennis in un annetto ??!??!??! E nello sci o nel tennis si muore potenzialmente di meno !!!!

I corsi FIPS di una volta avevano il neo di fare poca acqua libera, poche immersioni vere e tanta, troppa piscina, utile per diventare insuperabili in piscina appunto ma non in mare dove dovrebbe stare un subacqueo.

Ora c'è lo sfascio totale.

Conosco istruttori tecnici ("tecnici"....attenzione !!!!)  che tre anni fa non andavano nemmeno in acqua.

Questo non è possibile, non ci sono tempi metabolici per sopportare questa velocità didattica.

E comunque c'è da dire che nonostante questo scenario - che pone a pari grado un impiegato del catasto (senza nulla togliere alla categoria....) con il brevetto da istruttore che non sa pilotare una imbarcazione nè fare un nodo a uno nato sul mare che sta in acque 12 mesi l'anno - le morti subacquee non sono nemmeno poi molte..."

"...La tua famiglia, come vive questa tua attività?..."

"Beh, la subacquea ricreativa non gli da fastidio, su quella recordistica ho avuto diverse...."resistenze", ma del resto i sogni non sono spesso condivisi..." 

"...Le tue figlie si immergono?...pensi di farle avvicinare ad una subacquea tecnica?..."

"Si, ma non mi sembra che abbiano una grandissima passione. Si immergono in vacanza e se non hanno di meglio da fare, questo atteggiamento non si sposa con la subacquea tecnica."

"...una volta si riteneva la subacquea fosse un universo maschile adatto solo a super uomini, adesso si pensa che lo sia la subacquea tecnica, visto che ormai nelle immersioni "normali" scendono un po' tutti, tu pensi che sia vero, oppure c'è spazio anche per le donne?..."

"Sicuramente c'è spazio anche per le donne, sono poche ma qualcuna ha già dimostrato molto.

Il sub tecnico deve essere anche un pò amante di costruire, di modificare, di realizzare oggetti funzionali alla propria attività e magari non in vendita.

Questo è l'unico aspetto dove vedo le donne poco in sintonia..." 

"...Sei un uomo a cui piace sperimentare e scoprire, come mai non ti sei dedicato anche alla speleosubacquea?..."

"Si fatica troppo !!!!!

Scherzo, a me piace il mare, piace navigare, piace sentire il sale ed il sole.

Credo che lo speleosub sia uno speleologo che si attrezza alla subacquea per affrontare passaggi che altrimenti non potrebbe superare.

Io fatto diverse immersioni in grotta ma non mi sento uno speleologo nè sento di aver un grande trasporto per questa attività."

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"...Leggendo, ci sono passaggi dove sottolinei cose da non fare come sforzi fisici intensi dopo immersioni profonde, stadi di pre-assideramento, pallonate necessarie...è sempre andato tutto bene, per fortuna, preparazione, sangue freddo o cos'altro?..."

"Credo sopratutto per fortuna...anche se c'è da considerare il contesto storico di alcuni episodi.

Vent'anni fa stavamo ancora in una fase che possiamo definire pionieristica, sia dal punto di vista delle conoscenze che delle attrezzature.

Oltrepassare i limiti spesso significava osare molto.

Credo poi comunque che alla "preparazione" ed al "sangue freddo" si possa aggiungere una "attitudine" che forse alcuni hanno più sviluppata di altri."

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"E' passato un po' di tempo dalla tua immersione record, pensi di riscendere nuovamente a quelle quote a breve?..."

"Io volevo essere il primo ad accostare il mio nome ai - 200 mt.,  una sorta di fissazione, di sogno, appunto.

Credo che la tecnica che ho usato possa consentire di scendere di altri 50 metri circa, diciamo che un limite possibile in "autocontenimento" possa essere i -250 mt.

Mi piacerebbe molto tentare ma purtroppo servono tanti soldi e gli anni passano..."

"...torniamo alla subacquea "ricreativa", cosa ne pensi che nelle zone parco ci si possa immergere solo con guide? Come ad esempio in tutto l'arcipelago toscano?..."

"E' il "prezzo della civiltà", come direbbe un mio grande amico.

E' come la moneta da un Euro da dover mettere al supermercato per prendere il carrello della spesa: se non ci fosse in molti lascierebbero il carrello vicino alla macchina nel parcheggio.

Per l'ignoranza di alcuni ci vanno di mezzo tutti."

"...Non riesco a capire come tu, al pari di altri grandi subacquei, per fare una "passeggiata" in fondo al mare, dobbiate andar dietro a "pischelli" che forse son diventati Divemaster dopo due  intense settimane a Sharm..."

"Diciamo che a forza di frequentare il mare si conosce un sacco di gente e si riesce poi a farsi gli affari propri senza disturbare troppo...

Comunque, anch'io sono stato un "pischello" e Jaques Mayolo mi ha trattato "da grande"...cercherò (con le debite e dovute proporzioni)  di fare lo stesso..."

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Intervista concessa in esclusiva il 19 maggio 2008.

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