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Intervista a MICHELE TOMASI:

Come ti avvicini all'apnea?
La passione nasce dalla voglia di scendere nell’acqua in libertà e nel silenzio cosa che con le bombole non hai, il trattenere il fiato sottacqua ti apre un mondo diverso fatto di relax di tranquillità, ti fa ascoltare il tuo corpo, le tue sensazioni.
Questo è venuto con il tempo. Fin da piccolo mi piaceva più nuotare sottacqua che sopra.
Ricordi la prima volta che hai indossato la maschera?
La prima volta che ho indossato la maschera, avrò avuto circa cinque sei anni, qui al lago di Caldonazzo, non riuscivo ancora a nuotare in superficie ma riuscivo a nuotare sottacqua, già da allora mi piaceva più andare sotto l’acqua che sopra. Poi verso i sette otto anni andavamo in ferie in Calabria a Cirò Marina e potei iniziare ad esplorare il fondale marino, ed ovviamente fu amore a prima vista.. Poi all’età di sedici anni abbandonai l’apnea per fare un corso Fipsas di bombole. Continuai fino a diventare istruttore di secondo grado. È stato solamente qualche anno fa che mi sono riavvicinato all’apnea, grazie ad un mio amico, Josef Porrino che mi insegnò le tecniche dell’apnea moderna. Poi nel 2002 ho iniziato a gareggiare ottenendo subito dei risultati discreti e da allora non ho più smesso.

Cos'è per te l'apnea?
Una Grande Passione, una disciplina sportiva, un mondo di amici, un divertimento, un hobby.
Una passione che è aumentata negli anni, quando sono immerso in acqua e trattengo il fiato sento che il silenzio mi avvolge, riesco a rilassarmi e a percepire sensazioni che normalmente non avverto, è come una forma di yoga di training mentale, mi rigenera e mi carica.
E’ una disciplina sportiva e l’agonismo, le gare di apnea mi appassionano. Il confrontarsi in competizioni ad armi pari, superando le proprie resistenze, le proprie ansie, mi affascina.
Poi nel mondo dell’apnea sia nell’agonismo che fuori, ho avuto la fortuna di incontrare un sacco di amici. Tutti con la stessa passione verso l’apnea.
Un bel divertimento, perché se non ci si diverte, non si riesce a fare niente.
Un hobby, l’apnea non è tutto per me, è sicuramente una parte importante ma per fortuna nella mia vita ho una bella famiglia, un lavoro che mi piace ed altri interessi che reclamano il loro spazio.

Tra tutti gli apneisti di un certo livello sei tra quelli che parlano meno, non compari mai nei forum, non scrivi per riviste, come mai questa scelta? timidezza/riservatezza o pensi che sia una "perdita di tempo"?
Anni fa quando ancora non avevo figli, mi inserivo costantemente nelle discussioni dei forum, poi ci fu un periodo che la discussione degenerò, i forum vennero utilizzati per insultare attaccare e rovinare il nostro ambiente. Da allora mi sono ritirato dai forum tranne che in qualche raro caso. Li leggo ma non vi partecipo. Adesso poi, con l’arrivo della mia seconda figlia, il tempo che posso dedicare all’apnea si è ridotto, quindi mi risulterebbe difficile partecipare attivamente alle varie discussioni sui forum. Non ritengo assolutamente che siano una perdita di tempo, spesso sui forum si riescono a portare molte discussioni importanti per il nostro settore. E lo scambio di opinioni anche contrastanti se fatto in maniera educata è sicuramente positivo.
Tu sei il primo italiano ad aver passato la barriera dei 200 metri, e detieni il W.R. CMAS...ci racconti come si prepara nel tempo una performance di questo livello?
Attualmente il W.R. CMAS lo detiene Frederic Sessà che me lo ha strappato a Lignano Sabbiadoro portandolo, mi pare, a 223mt. Una performance veramente straordinaria.
Per poter realizzare prestazioni di alto livello per prima cosa bisogna crederci. Certo che ovviamente bisogna fare un percorso graduale di crescita, conquistando un metro alla volta. All’inizio gli allenamenti saranno improntati più sul miglioramento del gesto atletico, con molti esercizi di tecnica. Poi quando si è raggiunto un discreto movimento si dedicherà più tempo ad allenare l’apnea effettuando delle apnee lentissime, alternate da dei percorsi sub massimali. Ma poi, una volta raggiunto un livello alto, è solo credendoci che si riescono a superare determinate misure. Mi spiego meglio, anni fa arrivare a virare i 150mt era visto come un traguardo altissimo, ma poi quando alcuni atleti ci riuscirono, furono di stimolo per gli altri. Adesso sono tantissimi che riescono a girarli. Lo stesso discorso vale con i 200mt, sembrava una misura incredibile e adesso invece è diventata una misura di partenza. Personalmente a me è servito molto partecipare alla competizione di Lignano. In quella competizione si sono viste misure incredibili che allora pensavo fossero troppo lontane per me, e anche se non avessi fatto l’errore di dimenticarmi il collarino, sicuramente non avrei raggiunto. Però, quando sono tornato a casa, negli allenamenti successivi, sono riuscito a migliorare di molto i miei personali, questo perché mi sono convinto che potevo veramente farcela a raggiungere determinate distanze. E’ come se mi si fosse aperta una porta. Poi io non faccio periodizzazione degli allenamenti, ma cerco di superarmi di continuo tutto l’anno. Ovviamente in concomitanza delle gare importanti gli stimoli aumentano e di conseguenza è più facile aumentare le misure. Fino all’anno scorso, non provavo mai dei massimali fuori delle gare, invece adesso la maggior parte dei miei allenamenti si basa sui massimali. Se si riesce a fare spesso determinate misure, in gara risulta più facile rifarle.

Durante le tue "vasche" cosa provi? raccontaci le sensazioni del tuo corpo virata dopo virata...
Alla partenza nei due minuti di ventilazione cerco la massima concentrazione e rilassamento.
Poi prendo l’ultima aria e parto. All’inizio mi concentro sul mio movimento, sullo scivolamento in acqua e sono rilassato. Viro i 25mt e continuo le sensazioni sono sempre di benessere cerco di mantenere il mio ritmo. Viro i 50 e procedo sempre rilassato ma poco prima dei 75 inizio a percepire la sofferenza cerco di non contrarmi. Viro i 75 la sofferenza aumenta e allora cerco si sincronizzare le contrazioni, senza contrastarle, con il movimento a delfino modificando leggermente il mio ritmo. Arrivo ai 100 li viro e procedo pian piano, la sofferenza diminuisce e allora riprendo il mio ritmo. A volte in questa vasca inizio a sentire le gambe stanche, allora amplio il movimento fino a che non le sento più così stanche, poi procedo con il solito movimento. Arrivo ai 125 li viro e a questo punto non soffro più, le contrazioni ci sono ma non mi danno più fastidio, procedo tranquillo. Arrivo alla virata dei 150 la faccio volutamente lenta per potermi ricaricare, poi procedo cercando di sentire quanta energia ho ancora. Arrivo alla virata dei 175 li giro e cerco di riattivarmi bene, da qui in poi io sono attentissimo ai segnali del mio corpo, procedo regolarmente e quando si avvicina il muro dei 200mt sto ancora più attento procedo fino che il mio corpo mi dice basta fuori. Poi all’uscita controllo la respirazione fino che non si regolarizza.
Monopinna e bi-pinne, non pensi che, almeno in piscina dovrebbero esserci gare riservate ad una o all'altra attrezzatura?
Questa distinzione dovrebbe esserci ma penso che adesso sia ancora troppo presto. Attualmente siamo ancora in pochi nell’Elite, per riuscire a fare questa distinzione. Per il resto delle categorie quello che conta è azzeccare il più possibile il tempo dichiarato. Quindi non vedrei la necessità di differenziare ulteriormente. Già con il sistema attuale le classifiche di una selettiva sono molto complicate. Ci sono le classifiche degli esordienti delle terze categorie delle seconde delle prime dell’elite dei master e degli Juniores il tutto diviso tra Maschile e femminile. Capita spesso che ad alcune selettive per ciascuna categoria ci siano meno di tre partecipanti. Dividere ulteriormente tra mono e bipinne penso che non sarebbe ancora il caso.
A parte la dinamica, hai conquistato anche qualche anno fa, un argento al campionato italiano di costante, cosa ne pensi di questa disciplina?
Per me, è sicuramente la disciplina più bella quella, che ti trasmette emozioni uniche. La piscina è un ambiente standard che va bene per confrontarsi ma non ha nulla a che vedere con la discesa nel profondo. Quando scendi, nei primi metri è come se venissi richiamato verso la superficie dalla tua positività, poi c’è una fase intermedia di equilibrio, quando si diventa negativi è come se si fosse attratti dalla profondità, il silenzio aumenta sempre di più, sembra che tutto rallenti, che ti avvolga abbracciandoti fino a sentire lo schiacciamento del torace, giù fino che la compensazione te lo permette. E poi la risalita lenta regolare, man mano che risali aumenta la luce su fino alla superficie fino alla prima boccata d’aria.
Quando inizi a fare il costante è come una droga che ti prende, vorresti farlo sempre.

Qual è il tuo rapporto con la profondità?
Purtroppo io non sono un profondista, la mia migliore prestazione fino quest’anno era di 70mt fatti al lago nel 2005, quando ancora mi allenavo costantemente visto che c’erano ancora gare- E di 45 mt sempre al lago scendendo a rana. Poi non essendoci state più gare di costante in Italia, non mi sono più allenato molto, avendo dedicato il mio tempo per allenare la dinamica ed il jump blue. Ma appena posso, cerco di fare qualche tuffo solo per il piacere di farlo e non per cercare delle prestazioni. Quest’estate sono riuscito ad andare solamente quattro o cinque volte, raggiungendo solamente i 60mt.
Attualmente sono alle Bahamas, con la famiglia, da William Trubridge per potermi dedicare un po’ al costante, in tre settimane e mezzo di allenamento, sono riuscito ad arrivare a 80 mt in costante e 68.7mt a rana, scendendo con a maschera e senza utilizzare il mouth-fill, perché non ho capito bene come funziona. Non ho problemi a portare l’aria in bocca ma poi non riesco a sposarla al naso e nelle tube.
Non riuscendo a fare questa manovra, quello che devo imparare è la compensazione in profondità, in questo momento per me è l’unico limite perché nei tuffi in costante esco sempre con grandi margini, per quanto riguarda il fiato.
Avendo visto William allenarsi, mi sono reso conto che per me come per tanti altri, ci potranno essere dei piccoli miglioramenti, ma non si riuscirà mai ad avvicinare i grandi profondisti come lui. A meno di non mollare tutto e trasferirsi ai caraibi.
Perché l’unico sistema per migliorare in costante è continuare a farlo, e per me, che vivo in montagna, risulta un po’ difficile.
Vivi in una città non proprio di mare, anzi...Visto la tua vicinanza con le montagne, non hai mai pensato di fare anche apnea sotto i ghiacci?
Alcune persone dell’Istituto medicina del soccorso mi hanno contattato per organizzare dei test medico scientifici prima e dopo una prestazione sotto i ghiacci. Stiamo organizzando la cosa che si dovrebbe tenere in trentino in febbraio. Per me sarà la prima volta sotto il ghiaccio, sono curioso di come sarà. Penso che sarà una bella esperienza.
Pensi che si possa finalmente tornare a competere in mare anche all'interno della FIPSAS?
Sicuramente. Sembra che la Fipsas modificherà il regolamento. Se così fosse si vedranno sicuramente gare di costante. Io personalmente cercherò di organizzarne una per i primi di settembre al Lago di Garda, Stefano Tovaglieri ne organizzerà una in ottobre in Liguria. Bisogna ricordare che non è la FIPSAS che organizza le gare, ma questo compito è dei club federali sparsi in tutta Italia. Quindi bisogna darsi da fare in prima persona o almeno sollecitare i vari club ad organizzare gare di costante. Non bisogna lamentarsi di quello che gli altri non fanno se noi in prima persona non ci diamo da fare ad organizzare competizioni al mare o al lago.
A questo punto ti devo chiedere, qual è il tuo giudizio sull'AIDA?
L’AIDA è una buona organizzazione privata, snella, composta da gente valida e competente.
Questo gli permette di andare incontro alle esigenze degli apneisti in tempi rapidi. Un vantaggio notevole. Cosa che non può fare la CMAS che deve seguire le regole dello sport codificato che deve attenersi a delle regole precise dettate dal CIO e dalle varie federazioni, con i suoi pro ed i suoi contro.
Ma proprio per questo la CMAS stessa ed i suoi atleti hanno un ufficialità a livello sportivo.
A Lignano c'è stata una "pacifica" convivenza in acqua, pensi che in un futuro si possa arrivare a competere non solo in acqua insieme ma anche nelle solite classifiche?
Lo spero vivamente. Sarebbe bello poter gareggiare tutti assieme con le stesse regole. Ma lo vedo difficile per la posizione di tutte due le parti.
L'anno scorso è nata un po' di polemica con Simone Arrigoni e le sue "silurate", come mai tutto questa battage con anche l'intervento della Federazione? Anche se si tratta di apnea "spettacolo" non fa bene all'apnea parlarne comunque?
Un conto è l’apnea da Guinness, fatta da un grande campione come Tom Sietas, specificando che era fatta con una respirazione in ossigeno puro. Un conto sono i falsi record mondiali che certa gente spaccia in giro. Penso che questi falsi record non facciano bene all’apnea. Prima di tutto per potersi definire Record Mondiale, una prestazione deve essere ben codificata non da una federazione nazionale ma da una confederazione mondiale. Avendo regole precise, controllate da dei giudici abilitati e con un controllo antidoping della WADA. Invece molti spacciano per Record Mondiali prestazioni ridicole che chiunque può battere. E’ quello che ho fatto io facendo quasi il doppio della distanza fatta, e specificando che quello non poteva definirsi Record Mondiale. Altrimenti avvaloreremo chiunque s’inventi il record mondiale di apnea statica nel vino, o di apnea nuotando indietro o qualsiasi cosa che la gente si inventi. Per carità, chiunque può inventarsi qualcosa sull’apnea, ma non la può di certo spacciare per Record Mondiale. In questo modo non si farebbe di certo bene allo SPORT dell’Apnea.
Nel "Il libro dell'apnea" di Lombardi, "Mimmo" Blanda racconta che tu, a differenza degli altri, hai preferito un allenamento improntato sul "benessere" e non sullo sforzo fisico, ci racconti allora come ti alleni?
Mi ha fatto molto piacere leggere sul bellissimo libro di Armando Lombardi la parte scritta dal Grandissimo Mimmo Blanda. Penso che Mimmo sia la persona che ha più contribuito alla crescita dell’apnea agonistica in Italia.
Poi nel corso degli anni ho capito che non bisogna cercare di combattere tutte queste cose ma bisogna assecondarle, e da allora sono migliorato molto.
Anni fa, mi allenavo intensamente ma soffrivo tantissimo le prestazioni lottavo contro le contrazioni contro la voglia di riemergere.
Ora, cerco di assecondare il mio corpo andando incontro alle varie sofferenze e non contrastandole
Attualmente io divido i miei allenamento in tre tipi. Il primo consiste nel tentare di fare un massimale di dinamica o di avvicinarmi. Poi, per il resto della serata, non faccio granché. Il secondo, consiste nel fare dalle tre alle cinque apnee nuotando lentissimo, non conta la posizione o il movimento corretto, l’importante è muoversi il più lentamente possibile in modo da aumentare il tempo totale di apnea. Il tutto con tempi di recupero molto lunghi, anche 15 minuti. Il terzo, consiste nel provare a fare una o due prestazioni a rana subacquea. La rana la vedo come una via di mezzo tra la dinamica e le percorrenze lente.
La cosa importante è che se una sera non riesco a fare un massimale o dei tempi decenti non mi preoccupo, e faccio qualcosa d’altro. Non provo mai a sforzarmi nel fare qualcosa, se non è serata, pace. Ci riproverò un’altra volta.
Come vedete i miei allenamenti non sono intensi al massimo, faccio 5 apnee in una serata, ma punto molto più sulla qualità dell’allenamento, che sulla quantità.
Recentemente hai ricevuto la "medaglia d'oro al valore atletico" massima onorificenza per gli sportivi, quali sono state le tue emozioni?
E’ stata una forte emozione. Ricevere poi questo premio dalle mani del presidente del CONI Petrucci è stata ancora più grande. Come dicevo in precedenza, far parte della FIPSAS e della CMAS, pone delle limitazioni e delle regole da seguire, ma in compenso ti gratifica dal punto di vista sportivo. Un’atleta AIDA non potrà mai ricevere una simile onorificenza, perché opera fuori dalle norme dello sport codificato.
Nel panorama dell'apnea italiana, quali vedi saranno gli atleti del futuro? E in generale, come vedi il movimento dell'apnea?
Ci sono molti giovani che stanno crescendo, attualmente il più forte in assoluto è Michele Giurgola, ma ci sono tantissimi giovani che continuano a fare progressi notevoli. Penso che quest’anno si vedranno parecchi nomi nuovi ai vertici. Ovviamente da buon vecchietto cercherò di non rendergliela facile, almeno fin che potrò.
Per quanto riguarda il movimento generale dell’apnea, posso parlare di quello della Cmas che conosco bene. Ci sono nazioni ch stanno crescendo molto in fretta come la Croazia, la Francia, il Venezuela e la Russia. Il livello generale si è alzato moltissimo, e questo sarà di certo di stimolo per tutti.
L’apnea continuerà ad essere uno sport bellissimo che crescerà pian piano ma inesorabilmente.
Intervista raccolta in esclusiva per "5 Terre Academy" il 23/01/2009.
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