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CORALLARI di Ninnì Ravazza...

“Corallari” sono storie “minime” di Ninnì Ravazza, che hanno come sfondo comune una Trapani di fine anni Settanta, nella quale si è improvvisamente riacceso l'interesse per la pesca del corallo, a seguito della scoperta del banco di Scherchi, a poche decine di miglia fuori dal porto di Trapani.
Stralci di un diario sentimentale, privato, sui quali Ninnì annota i ricordi di quel periodo, sono presenti storie di uomini e di donne, le traversie delle barche, dei "cani-marinai" custodi di navi, di tempeste e bonacce, di pesche sfortunate e di altre fortunate.
Tutte condite da una passione per il mare che traspare da ogni pagina…
INTERVISTA A Ninnì Ravazza:
Ninì Ravazza...subacqueo,giornalista, scrittore, corallaro, archeologo, biologo...insomma, un sacco di cose, ma lei, se si dovesse descrivere in cinque righe, cosa direbbe di sè?
Una persona che ama il mare e la natura e che si diverte molto a fare le cose che fa, e che spera di continuare a fare il più a lungo possibile
Sorprende leggere che si è laureato in scienze politiche con una tesi in criminologia...come mai uno studio così diverso rispetto alla realtà che lo ha caratterizzato negli anni universitari?
Ma mentre facevo il corallaro scrivevo anche per i quotidiani, preparavo conferenze, raccoglievo materiale per i futuri libri, niente di radicalmente diverso, e comunque nessuna cosa escludeva l'altra. E poi, a mia madre chi glielo diceva che volevo fare "solo" il pescatore?
Ha raccontato di incredibili spedizioni, che partivano come "vacanze" per finire con "chi non pesca non mangia", cosa la spingeva ogni volta a riprovarci?
Ma alla fine, passata la rabbia del momento, per me sempre di vacanza si trattava. Non pescavo per vivere, la mia famiglia era (è) benestante, andavo (vado) a mare per passione e per divertirmi. Cosa c'è di più bello di confrontarsi anche con persone diverse da sè?
Come nasce la passione per il mare?
Mio padre, subacqueo della prima ora, mi portava con sè che che non sapevo neppure stare a galla, e usavo i salvagente a bracciale con minuscole pinne "Rondine" e mascherina gran facciale, avevo 3 - 4 anni, e da allora non ho smesso mai più.
Si ricorda la prima volta che indosso una maschera e la prima volta che indossò una bombola?
La maschera no, ero troppo piccolo, le bombole si, un ARA da 20 litri che mio padre mi regalò per la maturità classica, nel 1970.
Ha incontrato diverse volte Luciana Civico ed il "comandante", ci racconta qualcosa di questa coppia della subacquea?
Per loro ho provato una delle rarissime grandi invidie nella mia vita: andare a mare insieme, lavorare sul corallo insieme, abitare in barca ... il sogno della mia vita.
Bucher ha affermato, in un'intervista, che quando affondò la sua barca, tutti i suoi amici corallari non lo aiutarono minimamente, cosa che lo ferì alquanto...ma cosa spinge il corallaro ad essere così spietato?
Beh, non è che il Comandante avesse un buon rapporti con gli altri corallari, troppo snob, e con un carattere che non poteva andare d'accordo con nessuno, direi anche abbastanza presuntuoso. Ma bravo, bravissimo, colto, autoritario e competente. Chi l'ha detto che necessariamente bisogna essere amiconi di tutti? E poi a mare sott'acqua il corallaro ci va da solo, capita che avvenga così anche nella vita.
Bucher dichiara, in un'altra intervista: mi pento di aver depredato un mondo fantastico, e di averne dato l'esempio a tanti. Lei si pente di aver "depredato" il banco delle Cherchinne di corallo o no?
Assolutamente no. Ho contribuito ad impoverire quel banco da favola, certo (ma io molto meno di altri, ero - sono - un dilettante rispetto a tanti professionisti), ma in questi anni ci sono ritornato qualche volta, e ho trovato poco corallo e piccolo: in quasi 30 anni non è ricresciuto, epppure di subacquei ce ne sono andati pochissimi a pescarlo. Allora, chi ha ucciso il mare: i subacquei, o l'inquinamento che non ha fatto ricrescere il corallo?
Con la sua esperienza di subacqueo, di ricercatore...pensa che i mari si siano veramente impoveriti?
Si, sono molto impoveriti, ma per esperienza diretta so che lasciando riposare per qualche anno una zona, qui i pesci ritornano e in gran numero; allora perchè non studiare - in maniera intelligente e non stupidamente penalizzante per i sub - il modo di fare ripsoare, magari a rotazione, il nostro mare?
Malgrado tutte le campagne, gli incentivi dati, si continua a pescare anche con le spadare, si riuscirà a mettere un freno o non c'è speranza?
Se i controlli sarano seri, e non volti solo a multare il diportista che ha labandiera italiana strappata, qualcosa si può fare. Ma in acque internazionali i controlli sono estremamente difficoltosi.
Pensa che le AMP, siano la soluzione giusta?
Non una soluzione, ma - sempre che siano fatte bene, come Ustica e non come le Egadi - possono certo aiutare.
Nel libro parla spesso anche di pesca con il fucile, ma non precisa se praticata con le bombole o senza...omissis volontario o casuale?
Quando era consentito lo facevo con le bombole, e prima ancora in apnea. Ma non è il fuciel che ha distrutto il mare, lo griderò sempre.
Oggigiorno alle profondità d cui parla, si scende in trimix, permettendo così di aumentare la sicurezza, come mai lei scende sempre ad aria?
Se ad una profndità non ci posso andare, non ci vado, perchè non è dal mare che viene il mio pane quotidiano. Non mi piacciono le miscele, perchè presuppongono una organizzazione capillare che l'immersione in libera diffcilmente consente. Ovvio che se andassi a fare corallo a 100 metri e passa userei il trimix, ma mi sono dato come limite gli 80 metri, e lì ci vado tranquillo in aria. E poi, che piacere c'è se non sfidi i tuoi stessi limiti (nell'ambito di una ragionevole sicurezza, ovvio)
Scrittore e subacqueo...un connubbio che spinge a sapere quali libri si trovano nella sua libreria?
Di tutto, dalla Recherce di Proust al Gattopardo, ovviamente l'Odissea e Orcynus Orca, e poi tanti libri sui cani a partire dall'Anello di Re Salomone di Lorentz; lasciamo stare TUTTI i libri ed i saggi sulla pesca del tonno, che riempiono scaffali e scaffali. E anche Và dive ti porta il cuore ...
Ci indichi tre siti di immersione che un subacqueo deve per forza inserire nel suo log book...
Scherchi, la secca del faro di San Vito lo Capo, Capo Grosso a Levanzo
Intervista raccolta in esclusiva per "5 Terre Academy" il 08/03/2009.
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