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INTERVISTA AD UMBERTO PELIZZARI:

Riusciamo ad incontrare un Umberto Pelizzari in un ritaglio di tempo sottratto ai suoi numerosi impegni… L’intervista riusciamo a strapparla alla cittadella di Parma dove accompagna il suo primogenito Tommaso. Un bellissmo bambino dalla testa bionda ed iperattivo, tanto che l’intervista viene fatta rincorrendolo tra i giochi del parco.
“Ciao Umberto, incominciamo parlando di Tommaso…com’è il suo rapporto con l’acqua?”
“Ciao. Sono stato appena ora a prenderlo in piscina. La lezione di oggi non l’ho vista, comunque non è proprio acquatico, pensa che fino a qualche settimana fa vedeva l’acqua e se ne andava”.
“Cosa ne pensi se un giorno dovesse dirti che si dedica alle gare di apnea?”
“Spero proprio di no, poi sarà lui che deciderà: io non lo spingerò di certo. Se dovesse essere, cercherò di stargli vicino e di assiterlo e di consigliarlo nel mgliore dei modi soparttutto in termini di sicurezza. Credo che mi preoccuperei perchè credo che tutti noi abbiamo corso dei rischi facendo apnea o pesca. Sicuramente ne correrebbe anche lui. Per questo non sarei molto tranquillo”.
Intanto Tommy continua a scivolare su e giù dallo scivolo, inciampando più volte.
“Qual è la tua opinione sulla pesca subacquea nell’arcipelago toscano?”
“Secondo me l’Amp dell'arcipelago toscano (come altri in italia) si nasconde dietro la parola e la bandiera dell'ecologia per sviluppare degli interessi.
Nei parchi all’italiana si discriminano i pescasub, sono il capro espiatorio di una serie di direttive politiche a molto poco tecniche che non hanno nessun effetto sulla salute del mare. È assurdo pensare che i pescatori professionisti possano continuare a pescare, i cannisti anche e i pescasub no. La pesca subacquea è la pratica più ecocompatibile. Basterebbe applicare anche per noi le direttive dei parchi francesi; a Lavezzi malgrado sia parco, ci sono zone in cui è possibile pescare ed altre zone in cui è vietato.
Nell’Elba, un bravo ragazzo che segue le regole, che vuole farsi una pescata, deve prendere il traghetto, un’ora, poi l’auto e fare un paio di ore di macchina. Il bracconiere invece farà esattamente come prima, perché non penso che una motovedetta faccia il giro dell’isola per prendere un pescasub che magari usa pure le bombole.
Applichiamo le leggi che ci sono, non vietiamo completamente la pescasub. Il pescatore vuole prendere solo un bel sarago da mangiarsi con gli amici o in famiglia. Nelle reti invece ci finiscono pesci di tutte le taglie, a volte di dimensioni così minute che un pescasub non si sognerebbe nemmeno di sparargli”.
“Cambiando argomento, cosa ne pensi del recente record di Nitsch nel “no limits”?”
“Guarda, a me non piace come specialità, ma tanto di cappello a Nitsch che ha portato il record a -214 metri. Una profondità che fa paura solamente a pronunciarla”.
“La profondità negli ultimi anni sono cresciute vorticosamente…”.
Nel “no limits” siamo partiti da una pagina bianca, e negli ultimi anni sono cambiate molte regole tecniche. Penso comunque che un’immersione che avvenga in una campana, legato, svuotando l’aria in una bottiglia, scendere a polmoni vuoti e poi respirare successivamente l’aria dalla bottiglia….non sia molto naturale. Tanto di cappello comunque a Nitsch per questa sua performance”.
“Pensi che sia giusto che qualche federazione non omologhi questi record?”
“Di federazioni non ce ne sono tante. La federazione è una sola: la Fipsas. Tutte le altre sono Associazioni o Organizzazioni internazionali. detto questo, non penso che un’omologazione prevista o no possa fermare un uomo. Se un atleta vuole battere un record lo tenta indipendentemente da una organizzazione che glielo omologa o meno. Fa parte della natura dell'uomo: in fondo se oggi si usa il cellulare oppure si va sulla Luna è perché qualcuno ha spostato il limite della conoscenza più lontano”.
“Pensi che ci sia un limite fisiologico per quanto riguarda la profondità? Pensi che tra pochi anni si possa arrivare a 250 metri?”.
“Se non sbaglio Nitsch prima di fare questa prestazione era fermo a -170 metri, già io quando avevo fatto il mio record [-150 n.d.r], venivo da 2 giorni di tuffi a -80 metri ed avevo pure un timpano bucato. Ho sempre detto che migliorando la tecnica sulla compensazione si poteva incrementare notevolmente la profondità. Pertanto penso che si, è possibile scendere maggiormente”.
“Quale fra tutte le discipline dell’apnea preferisci?”
“Senza dubbio il costante”.
“Anche per me, ritengo che assieme all’immersione senza attrezzatura siano le due discipline più pure. Cosa ne pensi appunto di quest’ultima disciplina?”.
“Devi essere un ottimo nuotatore e un ottimo ranista. Inoltre devi possedere ottime capacità di autocontrollo, perché quando ti trovi a 80 metri e pensi che devi risalire senza aiuti, è dura. In questa specialità vedi proprio l’acquaticità, l’eleganza, l’essere un tutt’uno con l’acqua. Questa, come il costante, è la vera apnea”.
“Cosa ne pensi dei numerosi incidenti che avvengono in apnea?”.
“Prima di tutto vorrei dire che se non vengono rispettate le regole sulla sicurezza l’apnea è pericolosa tanto quanto la pesca subacquea. Naturalmente gli incidenti sul “no limits” fanno maggiore sensazione rispetto agli incidenti di pesca. Quest’estate a Santa Teresa sono morti due ragazzi che pescavano.
È vero che nel “no limits” ultimamente stanno avvenendo incidenti che fino a qualche anno fa non succedevano, ma questo dipende senza dubbio dalle modificazioni che subisce il corpo umano alle alte profondità che si raggiungono e di cui ancora poco si sa in medicina. Pensa comunque che nella pesca subacquea ogni anno si manifestano fino ad un centinaio di incidenti di emiparesi”.
“La sicurezza, molto se ne parla ma molto poco se ne applica”.
“Fare apnea senza sicurezza rende questo sport assolutamente pericoloso. Spero che il pescasub o l’apneista maturino sotto questo punto di vista. Io oggi non sono più capace di fare apnea come una volta: da solo, senza assistenza. Non mi ritengo però, più debole di prima, anzi mi ritengo più maturo e sono felice che mi sia trasformato psicologicamente.
Il primo briefing, nei corsi che tengo, lo faccio esclusivamente sulla sicurezza. Inoltre, difficilmente mi arrabbio, soprattutto se qualcuno non riesce a migliorare la propria tecnica, ma se qualcuno non rispetta l’assistenza di coppia, allora si”.
Intanto il piccolo Tommaso, è riuscito a convincere il papà a portarlo sulla giostra. Rassegnato, tra un giro e l’altro ci comunica “Chissà che fatica quando arriverà il secondo.”
Non ci resta che, nel salutare e ringraziare Umberto, di fargli i nostri auguri per l’arrivo del secondo figlio, Niccolò, nato lunedì sera.

Intervista raccolta in esclusiva a Parma il 14/09/2007.
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