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INTERVISTA A WILLIAM TRUBRIDGE:

William,classe 1980, Inglese di origine, ha vissuto per quasi 10 anni in mare su una barca per approdare in Nuova Zelanda, ha già fatto segnare ben 7 W.R. di cui ben 4 in soli 11 giorni...è stato il primo non-italiano ad essere istruttore Apnea Academy ed ha tradotto sia il manuale istruttori che il libro per gli allievi. Molti lo considerano il Glauco moderno.
Complimenti William, questa intervista viene fatta dopo 4 W.R. raccolti in 11 giorni di gare...come ci si sente?
Sono molto contento. Era sempre stato il mio obiettivo tentare il record sia a rana che nell'immersione libera, ma non mi aspettavo di superarli di così tanto.
La tua disciplina sta raccogliendo moltissimi adepti...come ti spieghi ciò?
Si potrebbe definire questa, la disciplina più pura, nel senso che hai solo il tuo corpo senza aggiunti. Sai, tutti gli sport che si svolgono nel mare fanno uso anche dell'aria: nel nuoto ti stai muovendo nella zona tra acqua ed aria, sfruttando il fatto che le braccia si ricuperano più velocemente attraverso l'aria che nell'acqua. Nell'immersione con le bombole stai portando giù con te un po’ dell'atmosfera. L'apnea è l'unico sport al 100% acquatico e l'immersione a rana è la manifestazione più pura di essa.
L'immersione senza attrezzi, quali sensazioni ti regala?
E' bello. Tu stai impiegando tutto il tuo corpo, come se fosse una danza sott'acqua. C'è una sensazione di collaborazione e bilanciamento con l'acqua.

Raccontaci un po' della tua vita...
Sono nato in Inghilterra, ma quando avevo 18 mesi la mia famiglia ha venduto la casa per comprare una barca e viaggiare attraverso l'Atlantico, i Caraibi, ed il Pacifico, per arrivare infine in Nuova Zelanda. La barca è stata la mia casa sino all'età di 10 anni e passavo quindi, tantissimo tempo nell'acqua.
Dopo, abbiamo venduto la barca, e non mi sono avvicinato più di tanto all'acqua sino a quando nel 2003 ho sentito dello sport chiamato “freediving” e sono andato ai Caraibi per provarlo. Poi ho fatto il corso a S. Teresa con Umberto e da quel punto non mi sono più fermato.
Ti sei immerso in tutto il mondo, quali sono i posti che più ti piacciono?
Ovviamente qui: il Blue Hole delle Bahamas! È il numero uno. Poi mi piacciono anche Utila nell’Honduras, Capo Caccia in Sardegna e le isole 'Poor Knights' nella Nuova Zelanda.
Quando pensi che potrai segnare quota cento nel costante senza pinne?
Non mi piace tanto parlare delle quote che potremmo raggiungere nel futuro: si perde un po’ il gusto quando ci arrivi (se ci arrivi!). Non metto un limite alle mie possibilità in questo sport, ma in questo momento scendere a 86 metri è un tuffo ancora difficile.
Sei sceso a quote impressionanti, ti faccio un esempio, Majorca e Mayol si sono fermati appena a 101 e 105. Umberto nel costate a 80...tu sei a 108 nel FREE IMMERSION, bhè...che sensazione da?
Non so chi ti ha detto che Umberto si è fermato, tantomeno a 80! Sai, è tutto relativo: adesso abbiamo tecniche diverse, sappiamo di più della fisiologia dell'apnea e come allenarsi. Majorca e Mayol stavano sparando un po’ nel buio, e non c'era la competizione che c'è oggi. Poi, è anche vero che è molto più facile raggiungere quote già fatte da altri. Se sai che qualcuno ha fatto 106, allora sai che è possibile che anche tu possa arrivarci. Poi, una volta arrivato devi solo aggiungere un paio di metri.
In nessun altro sports si sarebbe riuscito ad organizzare quello che tu hai fatto al Deans Blue Hole...dicci qualcosa a riguardo.
In nessun altro posto del mondo sarei riuscito ad organizzarlo! Qua non c'è bisogno di una barca. Si puo arrivare sino al bordo del Blue Hole con la macchina. Era un piacere organizzare quest'avvenimento. Poi, gli atleti erano tutti amici, mi hanno aiutato e ci sentivamo come una grande famiglia.

In questo periodo il divario tra le due pinne e la mono è diventato enorme, tanto che nessun atleta utilizza più le bi-pinne per i suoi records, pensi che bisognerà fare qualcosa per tutelare le due pinne, oppure semplicemente esse andranno a sparire come concetto agonistico?
In Dahab l'anno scorso ho fatto -88mt con le “Gara”. Verso la superficie ho dovuto cambiare stile e passare al “delfinetto” perché le mie gambe erano troppo stanche, poi ho dovuto fare anche un paio di bracciate a rana! Penso che forse dobbiamo appendere le due pinne “al chiodo” se vogliamo superare i -100mt. Tuttavia, sarà sempre il migliore modo per chi si sta avvicinando per la prima volta all'apnea.
Per te, chi è stato il più forte apneista del passato?
Pelizzari, senz'altro! Quando si è prefissato un record ci è sempre riuscito.
Quanto pensi che sia importante nell'apnea la mente e quanto gli allenamenti?
Sono tutte e due importanti, ma forse il più importante è l'allenamento mentale.
Cos'è per te l'apnea?
Attualmente, una passione ed una carriera. Quand’ero giovane, ho fatto dei tornei di scacchi. Poi ho praticato diversi sports, alla fine smettevo sempre perché non c'era un bilanciamento: o stavo usando la mente o il corpo. L'apnea mi permette di usare tutte e due insieme.
L'Italia ha perso il primato nelle competizioni in apnea, non solo come atleti ma anche come luogo per tentare i record, come ti spieghi ciò?
Vi siete allontanati dall'AIDA, che è cresciuta velocemente nei ultimi 10 anni. Per questo non c'è stata una diffusione in Italia delle idee e delle tecniche nuove che si sono, e si stanno sviluppando negli altri paesi. Speriamo che dopo la conferenza di “Lignano 2007” si vada verso un cambiamento di questa tendenza..
La Coppa America di vela alla Svizzera, l'uomo più profondo all'Austria, globalizzazione oppure perdita delle proprie radici da parte dei Paesi di mare?
Non iniziare a parlare con me della Coppa America! Sono tutte squadre neo-zelandesi che seguono i soldi! Poi Nitsch è l'unico apneista austriaco. Ti ricordo che tra i record maschili ben tre appartengono alla Nuova Zelanda, e stiamo per conquistare anche gli altri!

Intervista concessa in esclusiva a "5 Terre Academy" il 18 aprile 2008.
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