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MIKE BONGIORNO E LA SUBACQUEA:

.... Avevo conosciuto nel frattempo l'ingegner Victor De Sanctis.
Oltre a essere un ottimo regista si dilettava a inventare strumenti necessari all'attività dei subacquei.
Mi fece provare un profondimetro, fondamentale per sapere a quanti metri scendevamo, ma l'apparecchio più importante che mi fece testare, dal quale sono derivati gli strumenti che vengono usati oggi, era quello che noi chiamavamo decompressimetro,
Man mano che si scendeva, una freccia nell'interno dell'apparecchio si muoveva verso una zona rossa, e quando questa veniva raggiunta significava che il corpo aveva immagazzinato una certa quantità di azoto, e che non bisognava salire fintantoché la freccia non fosse uscita di nuovo dalla zona rossa.
Per fare questo bisognava fermarsi a una certa altezza per dieci-quindici minuti, il tempo necessario all'eliminazione dell'azoto dal proprio fisico.
È con lui che è stato girato il primo film di una battaglia subacquea, al quale partecipai per diletto anch'io.
Aveva fatto costruire dei piccoli sommergibili che si muovevano sott'acqua, e sui quali noi subacquei potevamo metterci a cavalcioni per sparare le nostre frecce contro gli avversari!
Per dare l'impressione che venissimo colpiti avevamo dei palloncini pieni di inchiostro rosso che infrangevamo per dare maggiore credibilità all'azione bellica.
Fummo noi con questo primo filmato a suggerire ai registi di 007 il metodo per girare le spettacolari battaglie subacquee alle quali assistemmo in quegli anni.
Per le riprese ci aveva dato una mano notevole Egidio Cressi, che a quei tempi stava ancora sperimentando le sue mute, i suoi fucili, le sue bombole e tutto il resto. Posso dire senza tema di smentita che ho fatto da cavia per le sue apparecchiature.
Era venuto anche Duilio Marcante a dirigere le operazioni, forte della vasta conoscenza che aveva di quello sport, che in quel periodo era cosa da pionieri, È Duilio Marcante che mi ha insegnato tutto quello che si deve sapere quando si va sott'acqua.
Era di una severità incredibile. Oserei dire addirittura crudele.
Quando frequentavo il suo corso per prendere il brevetto nella zona di Punta Chiappa vicino a Genova, ci faceva immergere nei mese di dicembre senza muta con il solo slippino.
Quando uscivamo dall'acqua, la mandibola si era talmente bloccata che dovevamo aiutarci a vicenda per estrarre dalla bocca l'erogatore.
Quando protestavamo per quello che noi consideravamo un inutile supplizio ci diceva: "Vedrete come ve la godrete quando dopo aver finito con me andrete finalmente sott'acqua con la muta".
Aveva perfettamente ragione.
Per raggiungere il punto dove dovevamo immergerci durante il periodo di preparazione ci faceva camminare dalla strada scalzi, portando sulle spalle il bi-bombola che pesava ventotto chili. Era uno sforzo enorme. Ci faceva fare anche delle prove con gli apparecchi a ossigeno che venivano usati dalla marina militare. Con questi però non si poteva andare oltre i diciotto metri di profondità. Non so come facesse, ma per allenarci a una situazione di rischio riusciva, avvitando poco gli attacchi, a farli saltare improvvisamente mentre ci trovavamo sott'acqua costringendoci a pinneggiare velocemente verso la superficie per tornare a respirare.
Un altro esercizio molto importante che ci faceva fare per acquistare dimestichezza con le bombole ad aria era di buttarle sul fondo a una decina di metri dì profondità, e farci tuffare solo in costume per andare a recuperarle in apnea e indossarle. Oltre a mettere in bocca l'erogatore, dovevamo anche metterci la maschera, tutto in pochissimi secondi.
La prima immersione con lui la feci a San Fruttuoso.
"Ti porto a vedere il famoso Cristo degli abissi" mi disse, "sarà un'immersione facile perché si trova solo a sedici metri,"
Incominciai a scendere insieme al mio cuore che batteva fortissimo per l'emozione.
Era la prima volta ed ero costretto a fare ogni momento la cosiddetta compensazione per evitare che mi scoppiassero i timpani.
Scendevamo, e scendevamo e scendevamo, e io mi chiedevo: "Ma quanto ci vuole per arrivare a sedici metri?".
A un certo punto mi prese per un braccio, mi fece girare e mi indicò di guardare verso l'alto.
Il Cristo degli abissi era molto più su di noi, e il profondimetro segnava addirittura quarantaquattro metri.
Gli feci un cenno di disappunto per fargli capire che mi aveva preso in giro, e non appena tornammo in superficie gli feci severamente le mie rimostranze."Ma ti rendi conto che non sono mai andato sott'acqua, e la prima volta mi hai portato a quarantaquattro metri?"
"Hai ragione Mike" mi rispose Duilio sghignazzando, "ma l'ho fatto per farti capire che fino a questa profondità si può andare abbastanza tranquilli perché si fa sempre in tempo a risalire anche in caso di emergenza.
Ricordati però, quando andrai per conto tuo, di non andare mai oltre i cinquanta metri."
Cosa che invece io poi feci più volte, contravvenendo ai suoi consigli e prendendomi la famosa ebbrezza di profondità....
FONTE : “MIKE BONGIORNO- La versione di Mike” , Mondadori, 2008. pag 176 e seguenti.
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