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L'IMMERSIONE SPELEOSUBACQUEA:

Innanzitutto, ringraziamo Cristina Freghieri, un'amica di "5 Terre Academy" che gentilmente ha accettato di scriverci sulla speleosubacquea.
Cristina è una bellissima donna ed una bravissima subacquea nonchè una bravissima scrittrice...che attraverso i suoi libri, sa darci un mare di emozioni intense. Libri quali: "Da 0 a 100 metri" per le Edizioni Magenes, " Petroliera Milford Haven "L’ultimo sospiro" e "Nell'anima di un relitto" invece pubblicati con "La Mandragola", che non possono mancare in una libreria di un subacqueo.
Cristina:
Cos’è l’immersione speleosubacquea?
Trasformiamo la domanda in: Cosa significa immergersi in grotta?
Come in altre occasioni ho già affermato, l’immersione in grotta a mio avviso è una sorta di Università della subacquea.
Che significa questo?
A parte alcuni rari esempi di persone che nascono e vivono al fianco di grotte alpine o marine, l’avvicinarsi alla speleosubacquea richiede due aspetti importanti psicologici e pratici, senza i quali si scivola verso un rischio annunciato. Ciò di cui si parla è esperienza di immersioni considerate “Tecniche” a tutti i livelli, in cui includiamo tempo, utilizzo del giusto gas respiratorio e relativa decompressione e aggiungiamo il termine: progressione
Servirebbe scrivere un manuale su queste poche parole ma, andiamo in ordine.
Subacqueo formato o subacqueo tecnico cosa significa?
L’immersione tecnica è quel tipo di immersione che richiede obbligo di decompressione, con l’utilizzo di gas decompressivi durante la risalita.
Detto questo, per abbreviare, noi abbiamo un subacqueo che corrisponde ai requisiti del saper gestire un’immersione alla quota scelta, per un tempo di fondo scelto, in un luogo che si presenta con delle sue particolarità. Questo coinvolge sia un sub in circuito aperto che in circuito chiuso. Non è accettato un sub in circuito chiuso che non conosca i parametri decompressivi della sua immersione.
Ora facciamo un passo indietro.
Subacqueo formato: immersione in acque libere alla quota che vogliamo, capace e responsabile di se stesso e del suo compagno o del team. Soprattutto capace di se stesso. Quando puoi gestire te stesso in immersione a qualunque quota, condizione, situazione puoi pensare di gestire l’emergenza del compagno in modo risolutivo in qualunque momento.
Dopo questa semplice presentazione possiamo entrare nell’approccio speleosubacqueo, senza terrore.
Trasformiamo l’immersione speleosubacquea in due settori: pratica e psichica.
Pratica: gestire la programmazione che richiede sempre un volume di gas necessario rapportato al triplo di una normale immersione, circuito aperto o chiuso non cambia, in questo caso è agevolato il circuito chiuso. Il luogo da penetrare diventa fondamentale per preparare l’immersione. In genere a parte il mare, tutte le immersioni in grotta sono estremamente faticose da raggiungere. Fatica fisica e sudate maledette prima di pensare alla reale immersione. Anche se l’aspirazione di uno speleosubacqueo è quella di avere sempre degli sherpa che lo aiutino, nella realtà è un film mai visto.
A cosa va incontro il nostro speloesub?
Ad un condizione di immersione che non si riscontra nemmeno in una penetrazione in un relitto perché comunque, un relitto ha tragitti brevi o comunque limitati, e la penetrazione attraversa spazi e strutture che potrebbero presentare aperture o sviluppi ipotetici che in grotta non abbiamo.
Ciò che ho appena detto verso un relitto non è sempre certo ma, per ora prendiamolo così. Questo non è un manuale ma la descrizione globale di una situazione.
Tornando al nostro speleosub, oltre a quanto detto, deve affondare un tempo comunque superiore a qualunque immersione paragonabile alla stessa quota poiché ha di fronte la progressione che non è una caduta libera ma, un percorso tra salite e discese. Ovviamente poi dipende da quale grotta ha scelto.
Non entriamo per ora nel discorso dell’esplorazione.
Pronti via, la penetrazione si effettua nella progressione tra discese varie e inclinazioni. Ciò che conta di più in grotta è la quantità di gas respirabile a disposizione. Sommando: tempo di progressione, quote variabili, tempo di permanenza e tempo di ritorno. C’e n’è abbastanza per capire che l’aspetto pratico e gestionale di uno speleosub deve essere di un certo livello sia che utilizzi un circuito aperto o chiuso. Ovviamente a questo punto entra in campo la conoscenza pratica, tecnica e l’esperienza dell’immersione in grotta. Tutti i parametri vissuti in acque libere cambiano in grotta. Serve assolutamente conoscere cosa significa stendere una sagola, fissarla, fare un Jamp, segnalare una strada chiusa e altro. Cosa vuol dire seguire una sagola guida, se non c’è, saperla creare e non lasciare tracce che potrebbero distogliere l’attenzione ad altri speleosub. E’ sbagliato pensare che dove si trova una sagola guida non ci sono problemi. Potrebbe esserci stata una piena d’acqua che ha distrutto e spezzato le sagole, In quel caso è doveroso rifare la sagola guida. È doveroso conoscere i segnali per le progressioni e per le risalite, capire cosa significa un nodo o un segnale posizionato o costruito con la sagola. La penetrazione di una grotta è sempre fatta con la propria sagola, se già posizionata, bisogna essere pronti a proseguire dove viene a mancare. In grotta la visibilità dell’acqua potrebbe cambiare all’istante e in pochi secondi il mondo è buio.
Che fare se non abbiamo agganciato la nostra sagola per rientrare?
Queste semplici regole di base sono assolutamente necessarie per cominciare pensare di effettuare una penetrazione in una grotta assolutamente “tranquilla”
Non si inventa nulla e serve affidarsi a persone e istruttori altamente qualificati e capaci.
Sorvolare queste regole di base significa incanalarsi verso grossi problemi.
La grotta, rispetto alle acque libere, raramente perdona errori.
La seconda parte riguarda l’aspetto psicologico dello spelosub.
E’ evidente che questo si riferisce a quel tipo di persona che si immerge con una grande conoscenza interiore delle proprie emozioni, equilibrio, razionalità. Per arrivare a questa performance, serve proiettarsi verso quella precisa direzione attraversando esperienze rivolte a quell’ambiente senza mischiare altri luoghi e altre necessità pratiche o psicologiche. Lo speleosub è un subacqueo che deve sottoporsi al percorso di conquistare i requisiti di un grande autocontrollo sulle emozioni, grande capacità pratica, tranquillità mentale e psichica e consapevolezza di effettuare viaggi nel sommerso coperto da un cielo di roccia chiuso ermeticamente.
Deve essere un subacqueo che ha una grande confidenza con il proprio io e nessun sentimento di rivalsa verso la natura. Una grande autostima e allo stesso modo, una superiore umiltà verso ciò che compie.
Arroganza, superiorità, pressappochismo sono elementi e sentimenti estremamente pericolosi che conducono a conclusioni tragiche.
Nessun essere umano è superiore alla forza della natura e, per nessun motivo va sopravalutata. La conoscenza dell’ambiente da penetrare e di quello che ruota intorno ad una risorgenza misteriosa è d’obbligo per lo speleosubacqueo. La responsabilità di chi porta in grotta altre persone assume aspetti superiori a qualunque altra immersione.
Per concludere le caratteristiche richieste per un buon speleosub sono: conoscenza pratica e tecnica ad ogni livello, cultura ambientale, attitudine ad ambienti ostruiti e ostili, rapporto interiore con se stesso, stima della vita e umiltà verso le azioni. Decisione caratteriale anche verso un rifiuto d’immersione, convinzione verso ogni azione da svolgere che non prevarichi l’ambiente.
Questo per Cristina Freghieri significa essere speleosubacquei, persone capaci di affrontare un percorso stupendo nelle viscere della terra verso i segreti che mostrano, dove e come è nata la vita e la terra.
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