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IPERTRIGLICERIDEMIA & SUBACQUEA:
Per quello che riguarda l’ipertrigliceridemia, non esistono in letteratura studi medici in ambito subacqueo, che ne vietino la pratica.
L’ipertrigliceridemia è comunque un fattore di elevato rischio di malattie coronariche (vedi infarto) e dell’aterosclerosi.
Ai trigliceridi alti, si associano quasi sempre, valori bassi di colesterolo HDL, (quello “buono” per intenderci) elevata pressione arteriosa, sovrappeso.
Quest’ultimi (pressione arteriosa e sovrappeso) incrementano i rischi in immersione, a cui, se aggiungiamo disidratazione, colpo di sole, immersione impegnativa, possono bypassare le patologie da decompressione e sfociare in infarto del miocardio.
Non resta quindi, che dire che si deve senza dubbio migliorare questo quadro con semplici accorgimenti e che, a differenza di altre patologie, si può agire semplicemente modificando alcuni stili di vita, peraltro già da sconsigliare se subacquei.
Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero. Non alzatevi, durante la notte, per andare a bere un bicchiere di latte o di una bevanda zuccherata in frigorifero: il risultato dell'esame potrebbe essere influenzato. Se possibile, inoltre, utilizzate sempre lo stesso laboratorio per i controlli successivi della trigliceridemia.
Per chi dovesse leggere sulle proprie analisi valori di trigliceridi superiori a 200 mg/dl consigliamo questo piccolo decalogo:
MANTENERE IL "PESO FORMA":
I trigliceridi, nel nostro organismo svolgono essenzialmente la funzione di riserva energetica: le calorie in eccesso, quindi, vengono trasformate in questa forma per poter essere immagazzinate con facilità.
È senza dubbio, quindi, che chi ha un tasso elevato di trigliceridi nel sangue, deve innanzitutto ridurre l'assunzione di tutti i cibi, per equilibrare l'apporto calorico (le "entrate") con il dispendio energetico (le "uscite"), e ridurre così il peso.
MEGLIO I CARBOIDRATI "COMPLESSI" A LENTA DIGERIBILITA’:
Gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta, vengono assorbiti più lentamente dall'intestino rispetto agli zuccheri semplici, o anche rispetto agli zuccheri complessi a più rapida digeribilità come pane e patate.
In alcuni soggetti, inoltre, il fruttosio contenuto in alti livelli nella frutta autunnale: cachi, fichi, uva, e nella frutta esotica: banane, ananas, ecc.) rappresenta un potente stimolo alla produzione di trigliceridi. Si deve perciò, limitare l'uso di questa frutta in presenza di elevati tassi di trigliceridemia.
PIÙ VERDURA E LEGUMI:
La verdura è ricca di fibra alimentare, che svolge un’efficace azione di controllo dell'assorbimento intestinale dei grassi. La fibra contenuta nei legumi è inoltre ricca di zuccheri a lenta digeribilità ed Inoltre, è scarsamente sensibile alla cottura: l'effetto descritto, perciò, si mantiene anche nella verdura cotta.
PREFERIRE I GRASSI INSATURI:
I grassi saturi, caratteristici dei cibi di origine animale, tendono a stimolare la produzione di colesterolo e di trigliceridi da parte del fegato, mentre i grassi insaturi, di cui sono ricchi gli oli vegetali, come l'olio di mais, svolgono un effetto opposto.
AUMENTARE IL CONSUMO DI PESCE:
I grassi del pesce sono caratterizzati da tre interessanti proprietà: sono efficaci nell'abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue, svolgono un'azione antitrombotica e sono inoltre dei buoni antiaritmici. Si consigliano due o tre pasti settimanali di pesce che per un pescatore in apnea non dovrebbero essere un problema.
Si consiglia comunque l’assunzione giornaliera di pillole ricche di acidi grassi omega-3 (almeno 1 g).
ELIMININARE L’ALCOOL:
Un subacqueo, già non dovrebbe assumere alcool, in questo caso, tutte le sue forme (vino, liquore, birra) stima la produzione di trigliceridi da parte del fegato. In condizioni di ipertrigliceridemia, l’assunzione di alcool dovrebbe essere bandita.
FARE ATTIVITÀ FISICA:
Un buon subacqueo, soprattutto se apneista o pescatore in apnea, dovrebbe già godere di ottima forma fisica. Aumentare comunque la propria attività fisica, contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi: può aiutare nel controllo del peso, richiamando dalle riserve energetiche “energia” da “bruciare” nei muscoli. L'attività fisica, infatti, aumenta l'attività degli enzimi che digeriscono i trigliceridi (soprattutto la Lipoprotein-Lipasi, o LPL).
INFORMARE IL MEDICO:
Alti livelli di trigliceridi sono da comunicare al proprio medico, in quanto può essere conseguenza di malattie a carico del rene (vedi sindrome nefrosica), del diabete mellito, o dell'uso di certi farmaci (specie di alcuni farmaci per abbassare la pressione arteriosa). Il medico, talvolta, con l'aiuto di alcuni esami appropriati, potrà chiarire la causa della ipertrigliceridemia ed attivare, a questo punto, un intervento terapeutico mirato.
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