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Ipotermia

Quando si parla di subacquea e delle varie patologie, ci si concentra molto sulle PDD e sull’EGA, trascurando in parte sia l’ipotermia sia l’ipertermia.

L’ipotermia spesso si manifesta quando le temperature esterne per raggiungere il sito di immersione sono ancora basse e quando l’acqua non ha ancora raggiunto una temperatura di comfort e vengono eseguite immersioni molto lunghe o ripetute.

I disturbi da ipotermia cominciano quando la temperatura interna scende sotto i 35 gradi centigradi. Da questa quota in poi l’organismo comincia a vedere compromesse le sue attività.

Il corpo reagisce agli abbassamenti della sua temperatura attraverso sostanzialmente due tipi di meccanismi: fisici e chimici.

Tra i primi rientra la vasocostrizione periferica, cioè la riduzione dell’afflusso del sangue alla periferia del corpo, così da aumentare l’afflusso di sangue caldo ai visceri per cercare di mantenere stabile la temperatura.

Sempre allo scopo di richiamare sangue “al centro”, si produce anche una vasodilatazione delle masse muscolari profonde.

Se questo non basta a ristabilire le condizioni fisiologiche scattano i meccanismi endocrini (quindi chimici) mediati soprattutto dall’ipotalamo.

La prima fase è la stimolazione del sistema simpatico, provvede ad aumentare la frequenza cardiaca, così da aumentare la circolazione sanguigna. Sempre dall’ipotalamo, dalla parte laterale per l’esattezza, viene avviata una serie di contrazioni muscolari periodiche, i brividi, che hanno lo scopo di generare calore attraverso il lavoro. In effetti il sistema è efficiente, visto che la produzione muscolare di calore aumenta da 10 a 20 volte, ma sfortunatamente è una misura a breve termine, perché il calore sviluppato viene sottratto piuttosto rapidamente dall’ambiente. Infine, l’ipotalamo passa a stimolare le ghiandole surrenali e la tiroide allo scopo di aumentare il metabolismo. In questo modo aumenta la quantità di zuccheri “bruciata” per produrre energia e quindi calore.

Se la situazione non migliora…
Se queste reazioni non hanno effetto, tutte le funzioni difensive e fisiologiche cominciano a indebolirsi progressivamente. Per cominciare, sotto i 35° spariscono generalmente i brividi e già nell’intervallo tra 35 e 32° si assiste a una modificazione dell’attività cardiaca: si presenta tachicardia spesso accompagnata da tremori (che sono cosa ben diversa dai brividi). Se la temperatura scende ulteriormente, si assiste alla fibrillazione atriale, vale a dire che il cuore comincia ad avere contrazioni “inutili” ai fini della funzione di pompa, alla comparsa di bradicardia e si presentano altre alterazioni caratteristiche, che possono essere facilmente identificate anche elettrocardiograficamente. Sempre a carico del sistema cardiovascolare si presentano altri due effetti: per cominciare, aumentano le resistenze vascolari, cioè il sangue incontra un ostacolo due-tre volte maggiore a scorrere all’interno delle arterie e delle vene. Secondariamente aumenta la stessa viscosità del sangue che, in pratica, diventa più denso: a 25° la viscosità è 1,8 volte superiore a quella misurata a 37°.

I danni che subiscono gli organi.
Se la circolazione viene compromessa gli altri organi non possono non risentirne, in primo luogo in termini di insufficiente ossigenazione. I reni, per esempio, a 27° presentano sia una circolazione sanguigna sia un tasso di filtrazione ridotti ai minimi termini. Anche il metabolismo presenta forti alterazioni e principalmente l’iperglicemia, dovuta all’aumento della circolazione di ormoni glucocorticoidi, oltretutto non trattabile facilmente perché l’insulina non ha effetto a temperature così basse. Anche la pancreatite è una conseguenza piuttosto frequente dell’ipotermia profonda.

Come va trattata l’ipotermia.

Soprattutto con la prevenzione. È importante anche riconoscere i primi segni dell’abbassamento della temperatura interna: sotto i 35°, come detto, non ci sono brividi, e la persona colpita pur restando vigile manifesta segni di confusione mentale. La cute è ovviamente fredda, pallida ma può presentare anche eritemi soprattutto dove sottoposta a pressione.

Dal punto di vista soggettivo, comunque, la regola è che quando cominciano i brividi si deve correre ai ripari: raggiungere un luogo riscaldato servirsi di coperte e termocoperte eccetera.

Diverso il discorso quando ci si imbatte in persone già in ipotermia avanzata. È inevitabile ricorrere al pronto soccorso. Nei casi più gravi, infatti, è necessario attuare misure invasive per innalzare la temperatura.

Per esempio, si può infondere al paziente della soluzione fisiologica riscaldata o attuare la dialisi peritoneale riscaldata o l’emodialisi vera e propria. Anche l’ossigeno che viene erogato in questi casi viene riscaldato, anche se a temperature non superiori a 40-45 gradi per evitare il rischio di ustioni polmonari.
In effetti i mezzi a disposizione sono diversi e non esiste un sistema migliore a priori di un altro. È invece certo che nei casi più gravi non si può ricorrere al riscaldamento periferico, in quanto il primo effetto del calore applicato dall’esterno è il riversarsi di sangue freddo verso il cuore.

Questo, a sua volta, può provocare la fibrillazione atriale.

A parziale sdrammatizzazione va detto che se l’ipotermia ha effetti devastanti, il recupero del paziente è possibile anche in condizioni apparentemente disperate. Basti pensare che in letteratura sono descritti casi in cui il paziente si è ripreso completamente dopo aver raggiunto una temperatura interna di 16° con presenza di fibrillazione atriale.

Come si regola la temperatura corporea:

I segnali termici captati da appositi recettori posti nella cute, negli organi addominali, toracici, e nel midollo spinale vengono trasportati al centro termoregolatore ipotalamico da fibre nervose non mieliniche, le fibre C. A questo livello gli impulsi sono integrati e confrontati con un valore prestabilito corrispondente all’incirca a 37 °C, il set point. Per valori integrati vicini al valore di set point (± 0,2°C) non si sviluppa nessuna reazione termoregolatoria. Questo intervallo è detto range intersogliareSe il valore integrato è al di sotto o al di sopra del set point ed oltre il range intersogliare s’innescano reazioni termoregolatorie comportamentali (vestirsi o spogliarsi, etc.), edautonomiche (vasocostrizione, termogenesi senza brivido, brivido, vasodilatazione, sudorazione, etc.) atte a minimizzare l’alterazione termica. Deve essere sottolineato che non è la sola temperaturacentrale ad essere regolata quanto piuttosto la temperatura corporea media:

Temperatura corporea media = (0, 85 x Tc) + (0,15 x Tcute)
Tc= temperatura centrale
T cute= 0,3 (T torace+T braccio)+ 0,2 (T coscia+ Tgamba)

La temperatura ambientale:

È il fattore critico per lo sviluppo dell’ipotermia, soprattutto in età estreme. I soggetti a maggior rischio d’ipotermia beneficiano di una temperatura ambiente mantenuta tra 21-e 24 gradi centigradi, con un tasso d’umidità relativa del 40-60%). La perdita di calore attraverso la cute per temperature di 24°C è pari a 70 Watt, e le perdite aumentano di circa 10 Watt per ogni grado di temperatura ambientale inferiore a 24°C.